Dodici settimane, con una pausa solo dopo Ferragosto. Il parroco don Mario Longo: «L’estate è un tempo missionario. Finiamo stremati, ma ne vale la pena, se abbiamo fatto sì che anche un solo bambino non stesse a casa da solo»

di Claudio URBANO

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Nell’ultimo numero del suo giornalino parrocchiale don Mario Longo, parroco della Santissima Trinità di via Giusti a s Milano, si fa qualche domanda su come rilanciare l’oratorio dopo lo stop dovuto all’epidemia, chiedendosi soprattutto come ogni percorso, ogni gruppo possa diventare occasione di crescita e di catechesi.

Per l’estate però non ha dubbi: il suo oratorio, nella zona che qualche anno fa era stata ribattezzata la Chinatown di Milano, resta aperto da giugno a settembre, «dal primo giorno dopo la fine della scuola fino a quando la scuola ricomincia», sottolinea don Mario. Si contano infatti ben dodici settimane, con una pausa solo dopo Ferragosto. Già ora il numero di bambini presenti è sceso, rispetto al centinaio di giugno. Ad agosto si sentiranno le urla e i giochi solo di 16 ragazzi, ma questo non sarà un buon motivo per interrompere, anzi. «Ci sono molti ragazzi che sono soli – spiega don Mario -. Magari sono figli di genitori separati, oppure non hanno i nonni, o ancora sono figli di badanti o custodi, e hanno bisogno di un posto dove stare. I campus costano un mucchio di soldi, mentre io ho sempre fatto l’oratorio a offerta libera… Va a finire che quasi la metà dei ragazzi non sono di questa parrocchia», nota don Mario con una certa amarezza, pensando ai suoi “colleghi” in altre zone della città. «Perché – sottolinea – se un genitore mi dicesse che non sa dove portare suo figlio, io mi darei da fare, al massimo lo tengo io. Insomma, ogni anno arriviamo a settembre stremati, e ci chiediamo: ne vale la pena? Ma la risposta è sempre sì, se anche solo abbiamo dato a un bambino la possibilità di non stare a casa da solo».

E poi, riflette don Mario, «l’oratorio estivo è un tempo missionario, di servizio. Qui non facciamo la preghiera: ci sono figli di cinesi, c’è chi non fa l’ora di religione, ci sono i chierichetti. Propongo sempre un pensiero libero. Però a volte si creano bei rapporti: negli anni ho accompagnato al battesimo circa quaranta bambini». Alla fine, sintetizza don Mario, «l’oratorio è stare con i ragazzi; si gioca e si trascorre il tempo con loro», soprattutto in queste settimane, quando rimangono solo alcuni educatori adulti: le mamme, le suore, un seminarista. «Ma a biliardino i bambini riesco ancora a batterli tutti», scherza don Mario. Auguri. Poco dopo la metà di luglio, qui l’oratorio estivo è ancora solo al girone d’andata.

 

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