Presso la chiesa parrocchiale di Sant’Antonino Martire una mostra per scoprire questo giovane martire “testimone della verità”

Dal 22 settembre al 2 Ottobre 2016 presso la chiesa Parrocchiale di Sant’Antonino Martire di Lonate Pozzolo, sarà possibile vistare una mostra dedicata a Rolando Rivi, seminarista morto martire a 14 anni, ucciso per mano di partigiani comunisti, nel bosco di Piane di Monchio, nell’Appennino Modenese.
La Mostra rappresenta un viaggio alla scoperta di questo giovane Martire e della sua storia e sarà visitabile Martedì e giovedì dalle 20.00 alle 22.00 e Domenica dalle 18.00 alle 20.00 (in allegato il volantino con i dettagli)
 

Rolando Rivi era nato a San Valentino di Castellarano (Re) il 7 gennaio 1931, da Roberto Rivi e Albertina Canovi. Cresciuto in un clima sereno, venne educato cristianamente dalla sua famiglia.
Vivace e intelligente, nella primavera del 1942 confidò al suo parroco, don Olinto Marzocchini, di volersi fare prete; a ottobre dello stesso anno entrò nel Seminario minore di Marola.  Nel giugno del 1944 il Seminario fu occupato dai tedeschi così i ragazzi e i sacerdoti furono mandati a casa. Rolando Rivi continuò a trascorrere le sue giornate studiando e vivendo da seminarista, continuando a indossare la veste talare nonostante fosse pericoloso per il clima di odio generato dal fanatismo ideologico che aveva portato un gruppo di partigiani comunisti, durante l’estate di quello stesso anno, a picchiare, in un agguato notturno, don Olinto Marzocchini.
«…Io studio da prete e la veste è il segno che io sono di Gesù», così dava ragioni a chi lo pregava di essere prudente e di non indossare l’abito talare.
Il 10 aprile del 1945, dopo aver partecipato alla Messa, tornò a casa, prese i libri e si recò a studiare nel boschetto poco distante, come era solito fare. A mezzogiorno i genitori, non vedendolo tornare, andarono a cercarlo ma trovarono un biglietto con scritto: «Non cercatelo. Viene un momento con noi, partigiani». Alcuni partigiani comunisti, dopo averlo fatto marciare per 19 chilometri, lo portarono in un loro rifugio dove, dopo tre giorni di torture, lo uccisero con due colpi di pistola mentre in ginocchio, sul bordo della fossa che gli avevano fatto scavare, pregava per i suoi genitori.
Chi si oppose all’esecuzione dichiarò che la sentenza definitiva fu proclamata con le seguenti parole: «Uccidiamolo, avremo un prete in meno». Il padre di Rolando, Roberto Rivi, accompagnato dal parroco don Alberto Camellini, che aveva sostituito don Olinto Marzocchini, dopo varie ricerche riuscirono a farsi dire dai partigiani dove era il corpo del ragazzo. Chi aveva premuto il grilletto dichiarò «E’ stato ucciso qui, l’ho ucciso io, ma sono perfettamente tranquillo». Lo ritrovarono sotto un filo di terra; era la sera del 14 aprile 1945.

 

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