Un percorso di lectio divina sul libro di Ezechiele, pubblicato con l'autorizzazione dell'autore. Può aiutare a orientare e illuminare l'itinerario sul libro del profeta Ezechiele proposto dal lezionario feriale nelle settimane di Avvento ambrosiano

di Patrizio ROTA SCALABRINI

Prima di inoltrarci nella lettura degli oracoli del profeta è, a questo punto, opportuno dare uno sguardo d’insieme sul libro di Ezechiele. Esso, di primo acchito, regala ai propri lettori l’impressione di opera dall’ordine perfetto, equilibrato, organico, costruita con grande cura, cosa tanto più sorprendente se la si mette a confronto con la relativa confusione presentata invece da altri scritti profetici. E a dare una impressione di sistematicità contribuisce pure il fatto che il testo stesso colloca con precisione cronologica molti degli oracoli nell’arco della missione profetica di Ezechiele. Tutto ciò anteriormente alla comparsa del metodo storico-critico, che invece coglie stratificazioni, tensioni, salti, in precedenza non avvertiti; si pensi ad esempio alle concrezioni rilevabili già nel primo capitolo, a riguardo della visione della Gloria.
Nonostante le difficoltà storico-critiche emerse, la descrizione della struttura complessiva resta comunque abbastanza agevole: i cc. 1-24, dedicati per lo più ad oracoli di giudizio contro Giuda e contro Gerusalemme; seguono i cc. 25-32, contenenti oracoli di giudizio contro le nazioni; infine nei cc. 33-39 si ritrovano oracoli di salvezza per il popolo di Dio; a questa sezione di aggancia poi – quasi come prolungamento – quella conosciuta come la nuova Torah di Ezechiele (Ez 40-48), sezione dalle caratteristiche immediatamente riconoscibili per l’interesse al tema cultuale e per la sua inflessione fortemente escatologica.
Questa costruzione tripartita è simile a quella di altri libri profetici e viene chiamata giustamente la struttura escatologica dei libri profetici; tale è pure il caso del libro di Geremia secondo la recensione dei LXX. Mai però negli altri libri appare tale struttura con una simile chiarezza e consistenza, come è appunto il caso del libro di Ezechiele.

La prima predicazione: l’annuncio del giudizio (Ez 1-24)

Veniamo ai dettagli. Il libro inizia con una prima parte comportante la grande visione inaugurale della gloria di Dio, visione che conferisce il tono teologico-spirituale all’intera opera e che introduce la vocazione e la missione del profeta (cc. 1-3). Segue una serie di oracoli organizzata dapprima attorno a tre azioni simboliche (cc. 4-5), che rappresentano al vivo l’inizio dell’assedio, la sua durata e la sua tragica conclusione. Dopo le azioni simboliche nelle quali il giudizio su Gerusalemme è espresso sotto metafore, seguono espliciti oracoli di giudizio contro i ‘monti d’Israele’ (Ez 6-7), cioè contro la terra promessa, caratterizzata dal panorama montuoso delle regioni delle tribù del Nord; infine una parola lugubre riassume tutto il contenuto di questo giudiziose divino: “la fine!” (Ez 7,2).
Ecco allora una seconda visione, quella che porta spiritualmente il profeta a Gerusalemme (Ez 8-11). Qui si stigmatizzano gli abomini perpetrati nella città, e penetrati persino nel tempio (cap.8: quattro denunce di quattro tipi di abomini idolatrici compiuti nel santuario che dovrebbe essere il luogo dell’unicità di JHWH; così si giunge all’affermazione che Dio non avrà più pietà per il popolo e la città). Perciò è annunciato un giudizio di distruzione ( Ez 9), con l’eccezione dei segnati con il tau<, mentre la gloria di Dio abbandona il tempio e la città (Ez 10-11; in particolare Ez 11,22-25). Così la città è colpita in tutti i suoi aspetti, ma anche e soprattutto nel suo valore teologico di dimora della gloria di Dio e perciò non è più la città pura, santa e consacrata.
Ecco allora il cap. 12, con una collocazione davvero perfetta: dopo la visione del giudizio, il profeta compie un’azione simbolica che annuncia la partenza dell’esule: “Tu, figlio dell’uomo, fa’ il tuo bagaglio da deportato e, di giorno davanti ai loro occhi, preparati a emigrare; emigrerai dal luogo dove stai verso un altro luogo….” (Ez 12,3). Ci si aspetterebbe che la visione del giudizio diventi immediatamente realtà; invece l’esecuzione del giudizio, già previsto nella visione, viene annunciata in concomitanza con la sua realizzazione soltanto in Ez 24.
Questo capitolo è un po’ come l’architrave di tutto il libro di Ezechiele, perché vi appare l’azione simbolica che coinvolge non solo la corporeità del profeta, ma anche il suo intimo più profondo: l’esperienza della perdita improvvisa della moglie amata e del mutismo in cui deve sprofondare – per comando divino -, astenendosi da ogni forma di cordoglio e di lutto (Ez 24,15-27). La proibizione divina all’esule Ezechiele, apparentemente inspiegabile, di fare lamenti per la morte repentina della diletta sposa è da collegarsi con la tragedia che si sta consumando in contemporanea, a molta distanza, a Gerusalemme, assediata dai babilonesi: la caduta della città in mano al nemico, l’incendio e la profanazione del santuario. La presa di Gerusalemme, dopo il lungo assedio dei babilonesi, con la distruzione delle mura, dei palazzi e almeno di alcuni edifici del complesso templare, segnerà una tappa nuova nella vita e nella predicazione del profeta Ezechiele, una svolta vera e proprio rispetto alla prima predicazione.
Ma, prima di giungere a questo momento, il lettore deve affrontare una lunga serie di capitoli intermedi in cui è raccolto materiale abbracciante ben quattro anni di predicazione profetica, anni che possiamo interpretare come gli anni della fedele pazienza del Signore, di un Dio che attende ancora misericordiosamente la conversione del suo popolo. JHWH infatti non persegue immediatamente un progetto di castigo, e neppure dà attuazione immediata alle sue minacce, ma guarda invece se rimproveri, avvertimenti e diffide, abbiano un esito positivo sul popolo, provocando un suo ravvedimento, una conversione sincera. Così, mentre si attende inutilmente una purificazione del popolo che purtroppo tarda – poiché continua a cercare tattiche per ‘spuntare la parola’, per togliere alla parola profetica la forza di penetrazione nell’animo -, la visione giudiziale del profeta acquista un significato sempre più evidente e più doloroso.
Al cuore di questo annuncio del peccato e del giudiziose su Giuda e Gerusalemme stanno tre capitoli straordinari per la loro forza letteraria e teologica, capitoli nei quali il profeta ripercorre l’intera storia d’Israele nell’alleanza con JHWH (Ez 16; 20; 23), scorgendo in essa una storia di continuo peccato e contaminazione sistematica, opposta alla indefettibile fedeltà divina. In questa storia dell’alleanza tradita, le varie mediazioni salvifiche hanno penosamente fallito, come pure i profeti, che sono venuti meno al loro compito. Per Ezechiele non ha senso appellarsi alla solidarietà con le persone, con le generazioni fedeli del passato (Ez 14;18), poiché ognuno deve rispondere delle proprie azioni: così il popolo dovrà scontare la pena per il suo peccato! Negli altri capitoli abbiamo descrizioni diverse del medesimo destino ( anche se con qualche raggio di speranza ) con allegorie e con enigmi (Ez 17) o con un lamento (Ez 19) o capovolgendo le immagini tradizionali che dicevano la benedizione divina sul popolo, quale quella della vigna (Ez 15). Tutto questo porta inesorabilmente al cap. 24, l’architrave dell’intero libro!

Gli oracoli sulle nazioni (Ez 25 – 32)

Dopo questa sezione, che raccoglie la testimonianza della prima predicazione del profeta, segue una seconda parte, con una sezione ben individuabile e nota come “ oracoli sulle nazioni “, poiché contiene oracoli contro popoli pagani (Ez 25-32).
Non è decisivo stabilire quando il profeta compose questi oracoli, cioè se ciò sia avvenuto tra il 587 e il 585 a.C., quando sapere apprezzarne la collocazione attuale nel libro. Essi occupano attualmente il posto centrale, seguendo gli oracoli di minaccia e precedendo quelli di speranza. Senza dubbio, tale sistemazione rispetta un’intenzione del redattore mossa più da un ordine tematico che cronologico; così la data dei tre oracoli contro l’Egitto è anteriore a quella degli oracoli contro Tiro, che invece, letterariamente, li precedono. È probabile che gli oracoli contro l’Egitto formassero una collezione indipendente, aggiunta poi al resto del libro rispettando un criterio geografico. In questo modo i primi nemici contro i quali si dirige il profeta sono i vicini d’Israele, secondo il seguente ordine: Ammon, Moab, Edom e Filistea (Ez 25); seguono gli oracoli contro Tiro e Sidone (Ez 26-28); per ultimi gli oracoli contro l’Egitto (Ez 29-32).
Si giunge così, complessivamente, ad un numero di sette nemici d’Israele, settenario di valore chiaramente simbolico. Fondamentalmente, la denuncia che il profeta rivolge contro questi popoli è quella di rancore e violenza contro il popolo eletto e di superbia davanti a Dio, superbia che infanga quell’immagine di Dio secondo la quale l’uomo è stato creato.

La predicazione della speranza (Ez 33-48)

La terza parte del libro di Ezechiele testimonia la seconda fase della predicazione del profeta. E’ collegata ad una sorta di rivoluzione spirituale, che non deriva da uno sforzo volontaristico di Ezechiele, ma soltanto dall’intervento del Signore sul profeta (Ez 33, 21-22). La parola del Signore ha pazientato, ha atteso, si è quasi nascosta nel silenzio del profeta, come acqua piovana che sembra scomparire nella terra. E, come l’acqua ritorna al cielo dopo avere fecondato la terra e averla fatta germogliare (Is 55, 10-11), così ora la Parola esce dal silenzio e risuona più forte e vigorosa di prima a ridare fiducia agli sfiduciati e a risvegliare un popolo di morti. È questa la direzione presa d’ora in avanti dalla predicazione del figlio di Buzì: alimentare la speranza in un popolo di disperati!
Così Ez 33-39 è costituito da oracoli di salvezza che sono come il rovescio di molti temi della prima predicazione. Ez 33 presenta nuovamente la funzione del profeta quale sentinella; se all’inizio della sua missione l’oggetto prevalente era il giudizio, ora invece egli è sentinella per annunciare la salvezza veniente e per impedire ad Israele di ricadere sotto l’ira di Dio. E se nella prima parte erano stati giudicati i pastori d’ Israele (e anche i falsi profeti – vedi Ez 13 e 17), adesso viene annunciato che Dio stesso si farà premuroso pastore del suo popolo e susciterà un pastore davidico secondo il suo cuore (Ez 34); al giudizio contro i ‘monti d’Israele’ di Ez 6 si contrappone ora il giudizio contro i monti dei nemici di Edom (Ez 35).
Alla storia peccaminosa del passato si oppone l’annuncio di una nuova storia che, per il dono dello Spirito, si presenta piena di speranza (Ez 36); alla visione che annunciava la morte del popolo di Dio corrisponde una visione che descrive la risurrezione delle ossa aride (Ez 37); infine in Ez 38-39 si annuncia l’intervento escatologico di Dio che opera il giudizio finale sul mondo del male (Gog e Magog ) e la riabilitazione definitiva del popolo di Dio ‹‹“Allora sapranno che io, il Signore, sono il loro Dio, poiché dopo averli condotti in schiavitù fra le genti, li ho radunati nel loro paese e non ne ho lasciato fuori neppure uno. Allora non nasconderò più loro il mio volto, perché diffonderò il mio spirito sulla casa d’Israele”. Parola del Signore Dio›› (Ez 39,28-29).
Un posto a parte spetta ad Ez 40-48, capitoli nei quali leggiamo un progetto grandioso per il futuro: il tempio, Gerusalemme, le due sorelle vengono presentati secondo un sogno di rinnovamento totale, che culmina nel nuovo nome dato a Gerusalemme: “Il Signore è là” (Ez 48-35). Anche questa sezione ha forti legami con la prima parte, di cui è come l’antitesi: la visione della gloria di Dio che rientra nel tempio rinnovato (Ez 43) dice il superamento totale delle denunce dei peccati cultuali di Ez 8.

Testo tratto da P. ROTA SCALABRINI, “«Una sentinella per la comunità del Signore». Il libro di Ezechiele”, 177-244, qui 191-194, in E. L. BARTOLINI – G. BORGONOVO – G. FACCHINETTI – A. MAFFEIS – P. ROTA SCALABRINI, Scuola della Parola, Diocesi di Bergamo, Litostampa Istituto Grafico, Bergamo 2006 (con l’autorizzazione dell’autore).

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