Due libri sul carcere e su una buona notizia dall'Africa

Savasta---carcere

Nell’ambito di BookCity Milano la Comunità di Sant’Egidio promuove la presentazione di due libri domenica 17 novembre dalle 16.00 presso la “Casa dell’Amicizia” di via degli Olivetani 3 (M2 Sant’Ambrogio).
Si tratta del luogo dove ogni domenica oltre 300 studenti di una ventina di nazionalità frequentano la Scuola di Lingua e Cultura Italiana della Comunità di Sant’Egidio.
Nell’ambito dell’importante iniziativa culturale milanese, Sant’Egidio vuole creare dei ponti con luoghi e persone che spesso soffrono lo stigma, la rassegnazione o l’indifferenza.

Per questo presenta alle ore 16 il libro “Liberi dentro. Cambiare è possibile anche in carcere” di Ezio Savasta (Infinito Edizioni, 2019) con Lucia Castellano, direttrice generale per l’esecuzione penale esterna e di messa alla prova del Ministero della Giustizia, don Virgilio Balducchi, già ispettore generale dei cappellani d’Italia, e don Gino Rigoldi, cappellano dell’Ipm Beccaria e fondatore di Comunità Nuova.

Alle 17.30 la bella notizia del drastico calo dei condannati a morte nel Continente africano sarà al centro della presentazione del libro “L’Africa non uccide più. Il percorso
di un intero continente per l’abolizione della pena di morte” di Antonio Salvati (Infinito Edizioni, 2019) con Claudia Mazzucato, docente di Diritto penale all’Università Cattolica, e Luciano Scalettari, giornalista di Famiglia Cristiana.

Presentazione di “Liberi dentro.
Cambiare è possibile anche in carcere” di Ezio Savasta:
Più di venticinque anni trascorsi in carcere, per libera scelta, per incontrare le persone detenute in qualità di volontario della Comunità di Sant’Egidio. In prigione, per eccellenza
luogo di emarginazione, la visita rompe l’isolamento e questo è un grande dono. Chi è detenuto, anche chi ha commesso gravi reati – fa intuire con delicatezza l’Autore – non
vuole che la sua vita si esaurisca con il suo reato, ma chiede di essere ascoltato. In questo libro vengono descritte con profondità le giornate nelle carceri italiane, si smontano alcuni
luoghi comuni, ci si imbatte in tante piccole e grandi contraddizioni, ci si appassiona a vicende che paiono quasi incredibili.
La vita, le difficoltà, le speranze, la violenza, le delusioni, la rabbia, la gioia che queste vicende esprimono, mostrano quanta umanità sia racchiusa dietro gli spessi muri di una prigione.

Dall’Introduzione di Mario Marazziti:
“Il carcere è uno specchio. Racconta come siamo.
È un sensore di civiltà. È un microcosmo, deformato, della nostra vita. Tutto è terribilmente umano, ma anche estremo. Come il rumore, assordante, permanente. Il contrario di quello
che chi non vi è mai entrato potrebbe immaginare: nel rumore l’inattività, che spesso non aiuta a riflettere, ma addormenta quello che servirebbe per cambiare”.
Presentazione di “L’Africa non uccide più. Il percorso di un intero continente per l’abolizione della pena di morte” di Antonio Salvati

L’Africa non è solo sinonimo di miseria e arretratezza. Oggi il continente è cambiato, è diventato la terra delle mille opportunità, e sta dando un contributo notevole al percorso
abolizionista della pena di morte, configurandosi come il secondo continente, dopo l’Europa, sulla strada dell’eliminazione della pena capitale. È convinzione comune che l’Africa sarà
decisiva in questa battaglia di civiltà e di umanità, per i contenuti dell’umanesimo africano espressi lungo tutta la sua storia. In Africa l’abolizione della pena capitale è associata alla
ricerca di una vera giustizia, non vendicativa ma riabilitativa. La maggior parte degli Stati ritiene la pena di morte una violazione irrimediabile della sacralità della vita e della dignità
umana, che impoverisce e non difende le società che la applicano. Le recenti positive evoluzioni in questa battaglia, mostrano qual è l’apporto che l’Africa può dare in termini di
civiltà al nostro tempo.

Dall’Introduzione di Luciano Eusebi:
“L’Africa sta abbandonando, nella maggior parte dei suoi Paesi, l’applicazione della pena di morte”. Dalla Presentazione di Mario Giro: “La pena capitale, almeno quella giuridica e legalizzata, non fa parte della tradizione africana”.

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