Giovedì 22 ottobre, presso la Libreria di Larggo Gemelli, il filosofoesporrà la tesi del suo libro a partire da un video, una pubblicità di un noto ristorante tre stelle Michelin di Madrid, che mette in scena la follia del gusto e del piacere del cibo: una provocazione che fa da contraltare al tema del libro

petrosino silvano

Per Bookcity 2015 Vita e Pensiero propone quattro eventi forti, caratterizzati dall’ampiezza delle tematiche affrontate e dalla levatura delle personalità ospitate. In tre giorni intensi, i primi due vissuti in Università Cattolica, il terzo nella suggestiva sagrestia bramantesca di Santa Maria delle Grazie, si avvicenderanno tra gli altri Fabio Fazio, Aldo Grasso, Silvano Petrosino, Enzo Bianchi e Carlo Ossola.
Giovedì 22 ottobre, alle 17.00, presso la Libreria Vita e Pensiero di L.go Gemelli 1, Silvano Petrosino esporrà la tesi del suo libro a partire da un video, una pubblicità di un noto ristorante tre stelle Michelin di Madrid, che mette in scena la follia del gusto e del piacere del cibo: una provocazione che fa da contraltare al tema del libro.

Presentazione del volume
Gli uomini non vivono di solo pane. Ossia, spiega il filosofo Silvano Petrosino, non solo di bisogno ma anche di desiderio. E quindi non solo di assenza ma anche di mancanza. Anzi, all’interno dell’esperienza umana il consumo ha a che fare più con la mancanza di cui parla il desiderio che non l’assenza di cui parla il bisogno. Il libro Pane e Spirito è una riflessione sul tema del nutrimento, una dissertazione filosofica che polemizza con gli chef (i “maestri” di alcuni fenomeni televisivi) e reinterpreta il passo evangelico della prima tentazione di Gesù nel deserto: «Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi  diventino pane».
Satana ha fretta; sa che la fame di pane è un alleato formidabile, spiega Petrosino, è come se dicesse: «Non ci vuole nulla; è una sciocchezza, fai immediatamente il bene, trasforma queste pietre in pane e non solo potrai subito sfamarti, ma soprattutto renderai subito tutti gli uomini felici».
Gesù gli risponde non cadendo nella trappola del miracolismo, di quell’immediatezza magica il cui fascino principale sta esattamente nel far credere che la fede e la libertà, con i loro tempi lunghi (il coltivare-e-custodire impone un tempo lungo, irriducibile all’istante della magia), siano del tutto inutili.
Ma non c’è solo il pane, esiste il contesto, e il companatico, e la salivazione e «non si può in alcun modo pensare che il logos biblico disprezzi la salivazione e sottovaluti il valore del companatico, tuttavia si sente autorizzato a denunciare il rischio di una colpevole distrazione dalle urgenze della giustizia e della carità». Quindi il contesto, il companatico, la salivazione, non devono spingere a ricercare la soddisfazione della mancanza, e così occultare il pane, farlo scomparire. Bisogna allora rivolgersi ancora verso il pane, le pain, il ventitreesimo nome di Dio secondo Marguerite Yourcenar. Ma di cosa è segno il pane? L’uomo è un essere spirituale perché sa rispondere al bisogno materiale dell’altro uomo: il pane allora diventa Spirito perché viene offerto e condiviso, è pane spirituale in quanto segno di giustizia e carità.

Silvano Petrosino insegna Teorie della comunicazione e Antropologia religiosa e media presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Docente amatissimo dagli studenti, è uno dei più apprezzati filosofi italiani e grande interprete dell’opera di Lévinas e Derrida, dei quali ha tradotto in italiano diversi testi. Nella collana “Grani di senape” di Vita e Pensiero sono già usciti i suoi Ripensare il quotidiano (2012) e Elogio dell’uomo economico (2013).

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