Al Museo del Ciclismo presentazione della pubblicazione di Arcangelo Campagna (Velar): «I giovani vengono a pregare perché s’ispirano ai campioni, gli anziani si rivolgono alla Madonna perché vogliono continuare a pedalare il più a lungo possibile»

santuario madonna del ghisallo

Venerdì 28 luglio, alle 20.45, presso il Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio (Como), verrà presentato il libro di Arcangelo Campagna Santuario della Madonna del Ghisallo – Patrona dei ciclisti italiani, una pubblicazione di Editrice Velar (www.velar.it). L’evento si inserisce nel week-end di festeggiamenti per Santa Marta, patrona di Magreglio (Como). L’ingresso è libero. In allegato il volantino con il programma.

Il volume ripercorre la storia del piccolo Santuario della Vallassina, dedicato alla Madonna del Ghisallo, patrona dei ciclisti. Dagli albori del Santuario, nato dalla devozione popolare a Magreglio, sulla strada della Vallassina che da Erba porta a Bellagio, alla piccola grande realtà di oggi, una gara infinita di uomini sportivi devoti. Dalla storia risalente al XIV secolo di una piccolissima cappella custode dell’Icona cara e preziosa agli occhi e al cuore degli abitanti del luogo, alla prima notizia storica certa del Santuario risalente il mese di luglio del 1623, alla descrizione dell’immagine ritratta nel Santuario, di una Madonna che allatta il Bambino Gesù. La genesi puntuale di un luogo sacro anche sportivamente parlando. Dove la fede sincera e la preghiera implorante si fondono in un binomio: quello dell’uomo che fa sacrifici, pedala e raggiunge il Santuario per donare cimeli e preghiere.

Non manca il ritratto dei suoi uomini, primo fra tutti Don Ermelindo Viganò (Mediglia, Milano 1906): parroco di Magreglio e rettore dal 1944 al 1985 (anno della sua tragica scomparsa), fu lui a trasformare il piccolo Santuario, casa di tutti i devoti, in luogo privilegiato e riferimento costante dei ciclisti, che vi si fermano e tornano volentieri come pellegrini per rendere omaggio alla loro Patrona. Don Viganò è fermamente convinto che una nuova storia della piccola chiesa incomincia con l’elevazione a “Santuario dei Ciclismo Italiano” e con la proclamazione da parte di Papa Pio XII della Madonna a “Patrona dei corridori ciclisti”. Sono le sue parole a spiegarne l’idea, che nacque dal Giro di Lombardia del 1947: «La corsa vedeva allora protagonisti il Coppi, il Bartali, il Magni, il Leoni: non c’era la televisione e la folla sportiva si radunava sul Ghisallo ad acclamare, incoraggiare i propri idoli… vide i corridori fare un segno di croce e correre poi giù per la Vallassina; si chiese il perché di quel segno di croce fatto dai corridori dinnanzi alla cappella della Madonna, ne intuì il senso, gli venne in mente di dare una Patrona a quei figliuoli e la Protettrice non poteva essere che la Madonna, venerata nel Santuario… La presenza di Coppi e di altri campioni diedero alla manifestazione dell’arrivo della fiaccola al Ghisallo un tono festivo ed imponente, indimenticabile».

Le parole di Fiorenzo Magni, fondatore del Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio viaggiano “ostinate” nella stessa direzione: «Era nei desideri di don Viganò la costruzione della casa per il ciclisti e del Museo del ciclismo (…) Andò in porto l’idea del Museo anche per alleggerire l’interno del Santuario dai troppi cimeli votivi, che ne sono la caratteristica, ma forse troppo invadenti. Tanti atleti l’hanno desiderato e atteso. (…) E tutti nei confronti della Madonna del Ghisallo abbiamo sempre avuto una venerazione particolare che ci ha portato a recarle in omaggio alcuni cimeli legati alle nostre piccole imprese in terra. Per questo mi sento emozionato e felice per essere riuscito a realizzare questo Museo».

Il Museo, desiderato, promosso e voluto dalle stesse persone impegnate a far riconoscere la Madonna del Ghisallo come Patrona dei Ciclisti, si è impegnato a conservare intatto il binomio fede e sport. Come racconta questo libro. E perché, come ricorda Felice Gimondi, «il Ghisallo non è soltanto una salita. È ben altro. È il Santuario che sorge sulla vetta. Non è soltanto un luogo di culto: è un’icona, un punto di riferimento per chi fa il mestiere del corridore e per chiunque ami il ciclismo e la bicicletta. Quella Madonnina è un’insostituibile compagna di viaggio della nostra vita, preziosa custode della nostra anima».

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