La vicenda, sportiva e umana di Luciano Vassallo portata in scena da Giambattista Anastasio. Dai trionfi come calciatore alla fuga dall'Etiopia verso l'Italia

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Sabato 22 febbraio alle 20.45 e domenica 23 febbraio alle 16:30 sul palco del NuovoTeatro Ariberto l’incredibile storia di Luciano Vassallo.

Quella di Vassallo è una storia tanto esemplare quanto poco conosciuta. Cresciuto nella miseria tra le strade di Asmara, Luciano vive fin da subito il dramma del doppio razzismo: in quanto meticcio viene discriminato sia dai bianchi che occupano il suo Paese (gli italiani prima e gli inglesi poi) sia dagli autoctoni (etiopi ed eritrei). Per i primi non è abbastanza bianco, per i secondi non è abbastanza nero.
Luciano trascorre un’adolescenza inquieta tra lavori precari e qualche giorno in cella finché riesce ad entrare in una squadra di calcio. Il suo talento innato gli permette in poco tempo di scalare posizioni nel calcio etiope e di arrivare ad indossare la maglia della Nazionale. Ma nonostante sia ormai una stella del calcio continua ad essere bersaglio e vittima di razzismo, tanto nella vita privata quanto nella vita pubblica. Il suo status di campione del calcio, a differenza di quanto potrebbe accadere oggi, non gli vale alcun riscatto da questo punto di vista.

Da qui l’episodio clou della sua storia: nel 1962 l’Etiopia arriva a disputare la finale di quella che ancora oggi è la massima competizione calcistica del continente africano, la Coppa d’Africa. Un traguardo raggiunto grazie ai goal e agli assist di Vassallo che di quella squadra arriva ad essere anche il capitano.
Vassallo giocherà la finale e l’Etiopia vincerà quella che ad oggi è rimasta la prima e unica Coppa d’Africa della sua storia. In seguito a questo episodio, Vassallo subirà, per ritorsione, anche una vera e propria damnatio memoriae e per evitare il peggio deciderà di abbandonare il suo Paese in clandestinità, attraversando il deserto anche a piedi per lunghi tratti. In modo rocambolesco riesce a raggiungere Roma dove si costruirà una seconda vita.
Alla fine la sua è la storia di un vincitore. Nel 1992 tornerà finalmente in Eritrea, acclamato come un eroe nazionale.

Nel frattempo, nel 1968, una giuria internazionale di giornalisti sportivi lo aveva eletto “Stella d’Africa”,ovvero miglior giocatore africano della storia (fino a quel momento).

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