Gli studenti del Liceo milanese e i giovani della Casa della Carità a colloquio con Laura Dolci Kanaan, moglie di Jean-Sélim Kanaan, giovane cooperante vittima dell'attentato del 19 agosto 2003 al quartiere generale dell’Onu a Baghdad

Jean-Sélim Kanaan è una delle 22 vittime dell’attentato terroristico del 19 agosto 2003 al quartiere generale dell’Onu a Baghdad. Figlio di un diplomatico egiziano, era nato a Roma e aveva tre nazionalità: italiana, francese ed egiziana. Aveva da poco compiuto 33 anni e collaborava con l’Alto Commissariato Onu per i diritti umani. In precedenza aveva lavorato per una decina di anni come volontario delle Ong nei paesi in guerra, in Somalia, in Bosnia, nel Kosovo. Era giovane, ma con una lunga esperienza di aiuto alle popolazioni travolte da conflitti, costrette a scappare dal proprio Paese, a rifugiarsi in luoghi quasi sempre poco accoglienti e molte volte ostili. Come disse di lui l’allora segretario generale dell’Onu Kofi Annan, «a trentatré anni aveva già dedicato metà della sua giovane vita alla battaglia per la giustizia e la libertà e lo aveva fatto dove conta davvero: sul campo, al fianco degli oppressi e dei diseredati della terra».

Jean-Sélim lottava contro l’indifferenza verso il dramma di milioni di uomini, donne, bambini vittime innocenti di una violenza ingiusta e ingiustificata. E aveva descritto la sua battaglia in un libro, La mia guerra all’indifferenza, uscito per la prima volta in Italia nel 2004, nel quale raccontava la sua storia, la storia di un ragazzo figlio di un “passaporto azzurro” (il passaporto diplomatico) egiziano di religione cristiana copta e di madre francese, vissuto a Roma, laureato ad Harvard, che amava il mare e la vela e che nell’inferno di Mogadiscio, nella guerra del 1992, era stato soprannominato “il bambino”. La storia di un impegno vissuto con slancio e determinazione, di una sofferta ricerca, di tante delusioni, frustrazioni, paure, stress e dell’impossibilità a tornare a vivere la normalità senza pensare a chi ti sei lasciato dietro, senza impazzire di fronte all’insensibilità e al disinteresse. Oggi quel libro torna in libreria grazie al Saggiatore. Nella prefazione Adriano Sofri scrive: «Ho letto un libro e voglio parlarvene, perché vale la pena di essere raccontato».

Lunedì 3 giugno, alle 21, La mia guerra all’indifferenza verrà presentato, commentato e discusso in un incontro organizzato nell’aula magna del Liceo Volta di Milano (via Settala 24), con la partecipazione degli studenti, dei giovani ospiti della Casa della Carità e da Laura Dolci Kanaan, moglie di Jean-Sélim. L’incontro conclude la stagione 2013 della Società di Lettura promossa dal Liceo Volta e dalla Biblioteca della Casa della Carità. Un degno finale per un ciclo che ha visto una presenza numerosa e partecipata, riscuotendo il successo dei giovani presenti e dei molti autori che hanno voluto partecipare presentando i loro lavori.

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