Prosegue il ciclo d'incontri “La tutela delle persone più fragili e vulnerabili” a cura di Ambrosianeum e Fondazione Matarelli

testamento biologico

Mercoledì 18 (ore 17.30) , alla Sala Falck della Fondazione Ambrosianeum, terzo appuntamento del ciclo a cura di Marco Garzonio e del prof. Giorgio Lambertenghi Deliliers, con una serata dedicata al "Testamento biologico. Confine dei territori alla fine della vita". Intervengono Alberto Giannini, Bartolomeo Sorge, Umberto Veronesi e  Carmelo Vigna.

Questi incontri hanno l’obiettivo di denunciare la "globalizzazione dell’indifferenza" e di sottolineare che la dignità di una società si misura dal modo in cui si trattano le persone fragili e vulnerabili.

Sempre più aumenta la nostra consapevolezza e responsabilità verso chi si trova in una condizione di fragilità e vulnerabilità, verso cioè coloro che più facilmente possono essere feriti a causa della loro incapacità e impossibilità di difendersi o proteggersi dalla aggressione della società.
Il problema dell’eccesso e dell’accesso al cibo ha forti implicazioni di natura politica, culturale ed etiche. La disordinata alimentazione, causa dell’obesità e delle sue conseguenze patologiche, è nella società occidentale spesso indotta da perversi stili di vita, prevalentemente legati a interessi commerciali. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il 65% della popolazione mondiale vive in Paesi dove le conseguenze dell’ eccesso alimentare fanno più vittime della malnutrizione. Ma il tema del cibo si connette a tanti altri, forse più drammatici, come quelli dello spreco e soprattutto della fame. Dal 1974 ad oggi lo spreco alimentare nel mondo è aumentato del 50%, mentre cresce sempre di più, anche nel nostro Paese, il numero di persone che non hanno la possibilità di alimentarsi sufficientemente…
L’etica della responsabilità coinvolge sempre maggiormente la medicina contemporanea per gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia, che ad esempio possono rendere più vulnerabile il processo del morire. Il medico è diventato più potente, ma insieme anche più fragile, perché più esposto sul piano morale ai suoi stessi interventi. Esso si trova nel dilemma tra l’evitare l’accanimento terapeutico e prendere in seria considerazione il ‘testamento biologico’, come segno di estrema responsabilità e rispetto verso la vita del paziente, e l’esercitare il diritto di non applicarlo, quando ritiene che le direttive anticipate non siano più attendibili o giustificate dalla situazione clinica. Una scelta che presuppone non solo una preparazione tecnica, ma anche una forte cultura animata da principi morali e antropologici.
Di grande attualità è anche il tema della vulnerabilità dell’infanzia innocente. In questo contesto si collocano le testimonianze di chi assiste i prematuri che presentano fin dai primi momenti della loro vita problematiche che si riversano sui genitori proiettati bruscamente in una realtà dolorosa e incerta, o di chi ha deciso di ‘farsi prossimo’ e di mettersi a disposizione di migliaia di piccole vite umane dilaniate dallo ‘scandalo della fame’, mutilate dalle guerre decise dai Grandi, o menomate da patologie neurologiche persistenti. Istituzioni, medici e volontari che obbediscono al detto evangelico: ‘In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’ (Matteo 25,40).

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