In San Simpliciano il secondo concerto della XI edizione di "Milano Arte Musica", con la partecipazione del maestro Ton Koopman (organo)

Ton Koopman

L’edizione 2017 di Milano Arte Musica offre un omaggio a J. S. Bach e agli strumenti a tastiera dell’epoca barocca, attraverso un ciclo di concerti e momenti di approfondimento tematico che attraversano l’intera stagione. Già anticipato dalla conferenza tenuta dal prof. Raffaele Mellace, il primo appuntamento vedrà protagonista il M° Ton Koopman, ospite quest’anno per la prima volta del festival, che giovedì 6 luglio, alle ore 20.30, si esibirà all’organo Ahrend della basilica di San Simpliciano. Il pluripremiato artista olandese proporrà una panoramica della musica organistica del periodo bachiano: dal concerto italiano al corale luterano, dal gusto francese per l’ornamentazione al rigore del contrappunto osservato, la musica organistica di Bach è uno specchio poliedrico di mondi musicali fra i più disparati.

Il programma inizia con Dieterich Buxtehude, organista a St. Marien a Lubecca, padre nobile dello stile organistico della Germania del Nord. Famosa è la visita di Bach per ascoltare il maestro e le innovative Abendmusiken (pomeriggi musicali basati su cantate e musica strumentale). Buxtehude è anch’egli un collettore: recepisce lo stile strumentale che violinisti e altri musicisti portano dalla Roma di Frescobaldi, Pasquini e Corelli in uno stile improvvisativo prima e compositivo poi che alterna liberi gesti strumentali a sezioni basate sull’imitazione all’interno dei diversi preludi, utilizzati spesso per introdurre o concludere le cerimonie religiose e parte dei pomeriggi musicali. L’arte della variazione e della costante rielaborazione dei temi musicali, anch’essa intimamente legata al suonar di fantasia, è alla base della passacaglia, così come delle diverse partite sul corale Nun lob mein Seel’ den Herren (da noi conosciuto come Lodate Dio). Il corale simbolo della Riforma, Ein feste Burg, è trattato come melodia ornata: attraverso l’aggiunta di fioriture l’organista svolgeva il suo ministero di predicazione sonora che Martin Lutero aveva riservato espressamente alla musica. Sia in corali di dimensioni ridotte, sia, soprattutto, nelle grandi fantasie, dove ogni singola strofa del testo poetico viene realizzata con le più disparate risorse timbriche dei grandi organi anseatici, Bach attinge dalla tradizione nord tedesca la capacità di fare teologia all’organo, avendo come saldo baluardo della sua arte compositiva la Parola e la sua esegesi sonora.

Prassi liturgiche distanti ma con tratti musicali affini sono testimoniate dai brani di Couperin, organista del Re alla corte di Versailles e di John Stanley che sedeva a una delle tribune più prestigiose d’Inghilterra, quella della Society of the Inner Temple. Anche in questi casi la musica si adegua al rito ma anche all’ambiente estetico nel quale esso si celebra. Come l’organo nord tedesco è profondamente legato a Buxtehude, così la musica di Couperin trova il suo abito più sgargiante nelle sonorità dell’organo classico francese. Peraltro sappiamo che Bach studiò e apprezzò in particolare modo le composizioni per cembalo di Couperin e che elementi francesi ritornano, soprattutto nell’ornamentazione e nella struttura formale di alcuni brani organistici.
I due corali di Homilius rappresentano un buon esempio di come la lezione di Bach sia stata recepita dalla generazione immediatamente successiva alla sua, quella dell’Empfindamskeit (o della Sensibilità o galanteria). Dopo aver studiato con Bach a Lipsia, Homilius divenne organista della Frauenkirche di Dresda e poi Cantor nella stessa città.

S’arriva così alle musiche per organo di Bach dopo avervi costruito intorno una serie di mondi sonori ad esse complementari. Proprio questo percorso, forse, contribuisce a rendere evidente per l’ascoltatore quanto si diceva in apertura sull’unicità di Bach nel saper concentrare all’organo non solo tutta la sua sapienza compositiva, ma anche influssi fra i più disparati. La costruzione rimane tuttavia solidissima, perché ancorata alla sua fede protestante che è anche affermazione di un ruolo specifico dell’organo e della musica liturgica. Non importa quale stile compositivo Bach scelga per la resa di un particolare testo di corale, si troverà sempre una relazione con lo strumento, con l’occasione, con il messaggio di fede.


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