A Milano in anteprima il lungometraggio sulla patrona dei migranti, realizzato da Cristiana Video

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Domenica 12 maggio, al cinema Odeon The Space di Milano, sarà proiettato in prima nazionale il film su Madre Cabrini, patrona dei migranti.
Prodotto da Cristiana Video, in collaborazione con la tv cattolica americana Ewtn e le Suore Missionarie del Sacro Cuore, è dedicato a santa Francesca Cabrini, fondatrice a Codogno, nel Lodigiano, nel 1880, della prima congregazione femminile missionaria non dipendente da un ramo maschile, con lo specifico intento di sostenere le Missioni in Oriente, sulla scia di san Francesco Saverio.
In allegato il link da cui è possibile vedere un trailer del lungometraggio e una recensione.

«Mother Cabrini»
Nata a metà dell’800 a Sant’Angelo Lodigiano, Francesca Saverio Cabrini spese la sua intera vita a favore degli emigranti italiani e non solo. Per loro fondò più di 67 istituzioni in tutto il mondo. Dopo la sua morte nel 1917, venne canonizzata il 7 luglio 1946, ed è stata la prima cittadina americana dichiarata santa.
Decisa fin da bambina a partire missionaria per la Cina sulle orme di san Francesco Saverio, Francesca Cabrini fondò, all’età di 30 anni, la prima Congregazione femminile non dipendente da rami maschili (le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù) e soprattutto “missionaria”, una novità assoluta per gli istituti religiosi femminili dell’epoca. Il film inizia quando il vescovo di Piacenza, monsignor Scalabrini, rendendosi conto dell’epocale migrazione di centinaia di migliaia di italiani a fine ’800, dopo aver fondato la Congregazione di San Carlo per gli immigrati italiani, affida a madre Cabrini una nuova missione verso Occidente tutta al femminile. Francesca è molto combattuta, ma accetta dopo la conferma di papa Leone XIII, con cui avrà sempre un rapporto diretto e filiale.

Durante la lunga traversata da Le Havre a New York, vediamo così Francesca scoprire la realtà dei migranti italiani attraverso il piccolo Bernardo e sua sorella, ma anche affrontare lo scetticismo di alcuni esponenti della massoneria decisi anch’essi a “conquistare” il Nuovo Mondo. Arrivata con sei suore a New York agli inizi del 1889, senza trovare nulla di pronto, né la casa, né la scuola, né l’orfanotrofio, come invece loro promesso, Francesca e le sue compagne si rimboccano subito le maniche condividendo con gli abitanti di Little Italy condizioni e sofferenze. Un quartiere violento, dove le suorine si aggirano tra famiglie poverissime, malavitosi e migliaia di orfani. Francesca e le suore iniziarono togliendo i bambini orfani dalle strade e la speranza arriva nel quartiere.

Le difficoltà non mancano: la Contessa di Cesnola è una benefattrice che vuole manipolarla, l’arcivescovo di New York monsignor Corrigan vuole rimandarla indietro e gli stessi immigrati dapprima non la accettano. Ma madre Cabrini non si perde d’animo: il suo scopo è ridare dignità alle persone e aiutarle a non perdere le loro radici culturali, linguistiche e religiose. Il film si chiude col suo primo successo, proprio la fondazione del Columbus Hospital di New York. «Madre Cabrini era una grande imprenditrice – aggiunge la regista – . Per finanziare le sue opere il suo metodo era di attrarre investimenti più che donazioni. Bisogna guardare ancora oggi a Scalabrini e alla Cabrini, all’amore con cui hanno aiutato gli emigranti in modo intelligente attraverso l’integrazione».
(Da Avvenire.it)

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