Concerto per violino e pianoforte organizzato dal Comune in collaborazione con Harmonia Gentium. Protagonisti Bruno Canino e Alessio Bidoli

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Il violinista Alessio Bidoli e il pianista Bruno Canino

Venerdì 5 aprile, alle 21, nell’Auditorium Casa dell’Economia di via Tonale a Lecco, il palcoscenico si aprirà per dare spazio a un concerto d’eccezione, inserito nell’ambito del progetto del Comune di Lecco “Il percorso della memoria – Appuntamenti per ricordare”, e organizzato in collaborazione con la benemerita associazione Harmonia Gentium presieduta da Raffaele Colombo.

Protagonisti il famoso pianista napoletano Bruno Canino e il violinista milanese Alessio Bidoli, nipote del valsassinese Dante Regazzoni, importante liutaio della seconda metà del Novecento, il cui laboratorio è oggi diventato parte integrante del Museo della Liuteria (MUSA) all’Accademia di Santa Cecilia presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Il programma scelto dal prestigioso duo per ricordare la più grande tragedia del secolo scorso e per affidare alla musica messaggi di pace e di speranza, prevede pagine di Tomaso Antonio Vitali (Ciaccona in sol minore, trascrizione per violino e pianoforte di Léopold Charlier), Ludwig van Beethoven (Sonata per violino e pianoforte n. 5 in fa maggiore Op. 24 “La Primavera”), Edvard Grieg (Sonata op. 45 n. 3), John Williams (tema del film Schindler’s list), Maurice Ravel (Tzigane, Rhapsodie de Concert).

Il messaggio di speranza, peraltro, trova nel violinista Alessio Bidoli un testimone reso credibile da una incredibile vicenda personale riassunta dall’editorialista Giangiacomo Schiavi in un articolo apparso sul Corriere della sera del 19 dicembre di due anni fa: «Lo davano finito, lui e il suo violino. Dimentica i concerti gli dicevano, le mani non saranno più le stesse. Ma lui non ci ha creduto. Pezzo dopo pezzo ha ricostruito i ponti spezzati dalla malattia: ha spostato montagne di ostacoli, ha vinto lo sconforto, ha messo insieme ottocento ore di fisioterapia e una volontà di ferro. In due anni Alessio Bidoli ha rovesciato una sentenza scritta dalla malattia di Guillain Barrè: polinevrite acuta con paralisi progressiva degli arti, che diventa letale se coinvolge i muscoli del respiro. È tornato a suonare. A fare concerti. La sua musica non è finita. Ogni rinascita ha una sua morale. Questa vuol dire che non c’è mai un burrone dal quale non si possa risalire». Alessio Bidoli – una mamma pittrice-scultrice, un papà primario di oncologia a Monza- è appunto la dimostrazione di come niente sia precluso a chi osa: «Bisogna volere l’impossibile, perché l’impossibile accada (Eraclito)».

Accanto ad Alessio troviamo Bruno Canino, classe 1935, icona del pianismo italiano e concertista conosciuto in tutto il mondo. Insieme vantano un’intensa attività concertistica e ben quattro CD. Canino, che ha studiato al Conservatorio di Milano dove ha insegnato per ventiquattro anni, ha suonato nelle principali sale da concerto e festival europei, in America, Australia, Russia, Giappone e Cina. Ha collaborato con illustri strumentisti come Itzahk Perlman, Lynn Harrel, Salvatore Accardo, Pierre Amoyal, Viktoria Mullova, Uto Ughi, con orchestre e direttori famosi, con compositori come Pierre Boulez, Luciano Berio, Karlheinz Stockhausen, György Ligeti, Bruno Maderna, Luigi Nono e Sylvano Bussotti di cui ha eseguito spesso opere in prima esecuzione. Dal1999 al 2002 è stato direttore della Sezione Musica della Biennale di Venezia. Le sue numerose registrazioni discografiche includono le Variazioni Goldberg di Bach, le composizioni di Mendelssohn per violoncello e pianoforte, le opere di Prokofiev, Ravel e Stravinsky, le composizioni per pianoforte di Debussy, le integrali pianistiche di Emmanuel Chabrier e di Alfredo Casella.

Il concerto del duo Bidoli-Canino è così un qualcosa di fortemente stimolante per le sue connessioni esterne alla musica e proprie della storia umana, immanente e del passato. E il progetto “Il percorso della memoria” – dal sottotitolo evocativo “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” – non a caso prende spunto dal famosissimo libro di Primo Levi Se questo è un uomo.

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