La più grande difficoltà che la famiglia migrante incontra nella sua vita concreta e nella sua vita di fede è proprio la migrazione. Di qui parte la riflessione di don Giancarlo Quadri, responsabile diocesano per la Pastorale dei migranti

di Giancarlo Quadri

Famiglia filippina

Nella lettera del nuovo anno pastorale (“Famiglia comunica la tua fede”) il Cardinale Tettamanzi al n. 24 dice: «La famiglia vive la propria missionarietà anzitutto dentro il vissuto quotidiano che fa incontrare i coniugi tra loro e i genitori con i figli». Insisto molto su questo punto: solo un equilibrio di fede nella vita quotidiana può permettere quella stima dei valori che poi spingerà i genitori a trasmetterli in modo spontaneo e senza forzature. Si tratterà di trovare nelle comunità immigrate quel giusto equilibrio tra fede ricevuta e vita quotidiana che solo permette una “trasmissione” dei valori ai figli. È chiaro che qui sarà molto importante il contatto e l’esempio delle comunità cristiane  italiane: solo dalla loro “accoglienza”, dal dialogo e dall’incontro con le diverse comunità può nascere quella stima dei valori che spingerà poi a trasmetterli ai figli. Sempre, quando andiamo in una parrocchia per delle celebrazioni, ci dicono: «Ma che bravi! Come si vede che hanno fede!» e io a rispondere: «Certo! Dipende però anche da voi e dalla vostra accoglienza!». Una stima dei valori della fede spinge a metterli in pratica nella vita e a comunicarli prima di tutto ai figli.
Saranno qui importanti tutte le esperienze vissute. Saranno importanti le ricerche fatte sulla trasmissione dei valori in migrazione. Sarà importante la collaborazione con il servizio per la Famiglia con tutte le loro intuizioni. Questo primo momento lo vorremmo intitolare: riscopri i valori che la tua fede ti dona e per la gioia che ti dà, trasmetti questa fede ai tuoi figli. Allora la celebrazione del Battesimo sarà autentica riscoperta dell’inizio della fede. Sarà una gioia grande, come sanno esprimerla solo i migranti. Sarà superamento della deprimente logica della festa esteriore per riguadagnare la gioia della vera “festa”. Su questo punto riconosco che avremo molta strada da fare. Quanti bambini stranieri in giro per Milano, figli di cattolici e… non battezzati perché “non si può fare la festa”! Dobbiamo superare queste negatività.Così come un altro punto debole è la preparazione dei genitori al Battesimo. In una situazione di eterna migrazione, com’è per tante famiglie, quando, dove e come  trovare il tempo per incontrarci? Sono tanti gli ostacoli che la migrazione pone all’evento cristiano. Ci occorre davvero tanta collaborazione e accoglienza da parte delle parrocchie. Il secondo impegno consegnatoci dal Cardinale è da far tremare i polsi in un contesto di migrazione. Quando leggo frasi semplici e  chiare come queste: «La famiglia e il mondo degli adulti hanno una grande responsabilità nell’educazione affettiva e corporea dei giovani» (n. 35), mi assalgono dubbi profondi proprio sul senso delle parole. La famiglia: questi ragazzi, questi adolescenti immigrati non la vedono mai la famiglia riunita! Il mondo degli adulti: che esempio può avere una bambina di 10-11 anni che vive con la mamma, giovanissima, in un posto letto (dodici persone che dormono in promiscuità a volte per terra, in una stanza per tre persone!), che viene lasciata da sola al mattino presto perché la mamma va al lavoro! Che cosa è questo “mondo degli adulti”? Come si può parlare di “esperienza d”amore”,  di “complessità della questione affettiva” in contesti simili? Penso che soprattutto questo secondo impegno che il Cardinale ci dà esiga dai cristiani uno sguardo previo sugli scenari creati dalla migrazione. In definitiva, il programma di quest’anno ci interroga sullo “sfascio” personale e sociale creato dai grandi fenomeni di trasformazione del mondo.
Ci impegneremo, certamente! Ma il n. 41 della lettera, poco prima della conclusione, sembra delineare alcuni passaggi: «E’ necessario… non sottrarsi ad una presenza costruttiva del mondo della scuola, della cultura e delle comunicazioni sociali, del lavoro e del tempo libero, e in tutti quegli ambienti di vita dove il bene educativo dei figli lo richieda. Oggi avvertiamo in modo ben più rilevante come la comunicazione della fede avvenga attraverso la mediazione della cultura, dei linguaggi, delle forme del costume, del pensare e dell’agire». Parole bellissime e sacrosante. Parole che sembrano uscire da una esperienza profonda con i migranti. Parole che ci danno tanta speranza anche nei “tempi bui” che stiamo attraversando.

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