{"id":548,"date":"2017-08-29T12:18:38","date_gmt":"2017-07-03T07:13:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.chiesadimilano.it\/archiviostoricodiocesano\/?p=548"},"modified":"2017-08-29T12:18:38","modified_gmt":"2017-08-29T10:18:38","slug":"sezione-xi-seminari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/archiviostoricodiocesano\/archivio-storico\/sezione-xi-seminari-548.html","title":{"rendered":"Sezione XI [Seminari]"},"content":{"rendered":"<p>La sezione XI dell&#8217;Archivio Storico diocesano di Milano \u00e8 dedicata ai Seminari[1] ed \u00e8 divisa in 52 volumi. Con la riorganizzazione delle parrocchie Carlo Borromeo si preoccup\u00f2 anche dell&#8217;istruzione del clero e dei laici. \u00abIl Concilio di Trento, con il decreto di istituzione dei seminario, promulgato nella Sessione XXIII del 15 luglio 1563 [\u2026] ha inteso soltanto presentare i seminari come una istituzione alla totale ed esclusiva dipendenza del Vescovo locale, con lo scopo di essere un \u201csemenzaio\u201d, un \u201cvivaio\u201d (<em>seminarium<\/em>) tale da fornire il clero alle diocesi, raccogliendo ragazzi di almeno dodici anni, che danno buone speranze di diventare sacerdoti, provenienti da tutti gli ambienti sociali, con particolare preferenza per\u00f2 degli ambienti poveri; il decreti tridentino, inoltre, afferma che il seminario deve formare il clero diocesano intellettualmente, spiritualmente e pastoralmente, affinch\u00e9 sia in grado di attendere bene alla celebrazione dei riti sacri, alla cura delle anime ed alla amministrazione dei sacramenti, sopratutto del sacramento della Confessione ed indica anche in quali materie scolastiche i seminaristi debbano essere istruiti e quali pratiche di piet\u00e0 debbano compiere, nonch\u00e9 quali debbano essere le fonti economiche a cui attingere quando \u00e8 necessario per l&#8217;erezione del seminario\u00bb.[2] A Milano, il Seminario veniva inaugurato dal vicario generale Niccol\u00f2 Ormaneto, delegato di Carlo Borromeo, il 10 dicembre 1564. Esso era uno dei primi seminari fondati per dare attuazione ai decreti del Concilio e affidato alle cure dei Gesuiti e poi, dal 1579, agli Oblati di S. Ambrogio: \u00abL&#8217;accurata formazione del Clero e la previa creazione dei strumenti adeguati a garantirla rappresentano un altro elemento qualificante in maniera emblematica l&#8217;azione del Vescovo ideale della riforma cattolica\u00bb.[3] Accanto al Seminario maggiore, Carlo Borromeo e i suoi successori fondarono dei seminari minori \u00abper coloro che non potevano essere alunni del seminario maggiore, cercando di venire incontro sia alle esigenze della sua vasta diocesi, sia alle necessit\u00e0 concrete delle varie categorie degli aspiranti al sacerdozio\u00bb.[4]<\/p>\n<p>Cos\u00ec oltre al Seminario maggiore, posto nell&#8217;antica prepositura degli Umiliati di S. Giovanni Battista a Porta Orientale (sull&#8217;attuale corso Venezia), si vede sorgere, sempre a Milano, il seminario della Canonica, aperto anche per quei sacerdoti che avevano bisogno di un periodo di formazione spirituale e di studio. Altra preoccupazione di Carlo Borromeo era stata quella di garantire \u00abla formazione del clero a vantaggio delle zone particolarmente minacciate da correnti eterodosse o particolarmente carenti sul piano pastorale, culturale ed economico\u00bb:[5] per questo fondava a Milano il Collegio Elvetico per i chierici provenienti dai cantoni svizzeri, dalla Valtellina e dalla Val Sesia, che dovevano essere preparati anche a combattere la riforma protestante. Sul territorio della diocesi sorgono i seminari di Celana (1579) e quello di S. Maria della Noce di Inverigo (1582). Gaspare Visconti nel 1585, fonda il seminario di S. Fermo situato a Cesana Brianza (avr\u00e0 vita fino al 1596); Federico Borromeo fonda nel 1622 il seminario di Pollegio, nelle Valli svizzere, e nel 1628 quello di Arona; Cesare Monti nel 1638 quello di Monza, chiudendo quello di Inverigo e che sar\u00e0 rifondato da Filippo Visconti ne 1792. Tutti questi seminari furono affidati alle cure degli Oblati. Inoltre, nel 1795, viene fondato, da Filippo Visconti, il seminario di Castello di Lecco.[6]\u00a0 Dobbiamo ricordare anche che gli alunni del seminario si recavano nelle scuole tenute dai Gesuiti, in particolare a Brera, per le lezioni di filosofia e di teologia fino all&#8217;episcopato di Federico Visconti; le due cattedre erano state sospese nella sede del seminario diocesano per le difficolt\u00e0 organizzative dovute alla crisi dopo la peste del 1630.[7] La documentazione, presente presso l&#8217;Archivio Storico diocesano, sui Seminari, comprende materiale sul Seminario maggiore e la parte pi\u00f9 antica degli archivi dei seminari minori. Questi documenti, come si pu\u00f2 del resto vedere su alcuni frontespizi dei volumi della sezione, sono stati organizzati nella seconda met\u00e0 del Seicento dal Corno. Il materiale conservato nella sezione \u00e8 quasi totalmente cinque-seicentesco, in particolare si trovano documenti di carattere economico-amministrativo, come investiture di beni, controversie sulle propriet\u00e0 e sui diritti d&#8217;acqua. Vi sono anche documenti sulla fondazione, le regole date da Carlo Borromeo, carteggi vari. Tra il materiale ottocentesco degno di nota, vi sono conservati un volume circa l&#8217;insegnamento nei seminari[8] e diversi elenchi di chierici ospiti del seminario tra il 1787 e il 1858.[9]<\/p>\n<p>Per ci\u00f2 che, pi\u00f9 in generale, interessa uno studio pi\u00f9 sistematico riguardante la storia e la documentazione sui seminari diocesani, la ricerca non si deve esaurire con la sezione dell&#8217;Archivio Storico diocesano, bens\u00ec deve essere estesa all&#8217;Archivio della Curia generalizia dei Gesuiti (per quanto riguarda i primi 15 anni di vita del Seminario maggiore), all&#8217;Archivio del Seminario arcivescovile e all&#8217;Archivio degli Oblati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>___________<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] La Sezione \u00e8 stata, in parte, studiata da A. Rimoldi, <em>I documenti della sezione XI dell&#8217;Archivio della Curia Arcivescovile di Milano riguardanti le regole di s. Carlo per i Seminari Milanesi dal 1564 al 1599<\/em>, in \u00abLa scuola Cattolica\u00bb 95 (1967).<\/p>\n<p>[2] <em>Ibideim<\/em>, p. 9.<\/p>\n<p>[3] B. M. Bosatra, <em>Ancora sul \u201cVescovo ideale\u201d della riforma cattolica. I lineamenti del pastore tridentino-borromaico<\/em>, in \u00abLa Scuola cattolica\u00bb 5-6 (1984), p. 565.<\/p>\n<p>[4] A. Rimoldi, <em>I documenti della sezione XI dell&#8217;Archivio della Curia Arcivescovile di Milano riguardanti le regole di s. Carlo per i Seminari Milanesi dal 1564 al 1599<\/em>, in \u00abLa scuola Cattolica\u00bb 95 (1967), p. 10.<\/p>\n<p>[5] B. M. Bosatra, <em>Ancora sul \u201cVescovo ideale\u201d della riforma cattolica. I lineamenti del pastore tridentino-borromaico<\/em>, in \u00abLa Scuola cattolica\u00bb 5-6 (1984), p. 567.<\/p>\n<p>[6] L. Sella, <em>Storia dei Seminari milanesi fondati fino al 1810, con particolare riferimento alla loro architettura<\/em>, in \u00abRicerche storiche sulla Chiesa ambrosiana\u00bb XVIII (2000), pp. 9-86.<\/p>\n<p>[7] <em>Acta Ecclesiae Mediolanensis<\/em>, vol IV, coll. 1300-1301, <em>Regola in materia di studii<\/em>.<\/p>\n<p>[8] Cfr. vol. XLIV, <em>Varie cose circa l&#8217;insegnamento<\/em>, datato 1818-1846.<\/p>\n<p>[9] Cfr. voll. XLV-LII.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La sezione XI dell&#8217;Archivio Storico diocesano di Milano \u00e8 dedicata ai Seminari[1] ed \u00e8 divisa in 52 volumi. 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