{"id":389,"date":"2017-04-27T10:13:09","date_gmt":"2017-04-27T08:13:09","guid":{"rendered":"http:\/\/production-cdm.glauco.it\/archiviostoricodiocesano\/?p=389"},"modified":"2017-04-27T10:13:09","modified_gmt":"2017-04-27T08:13:09","slug":"sulle-orme-dei-nostri-padri-tra-memoria-e-tradizione-da-bosto-a-santalbino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/archiviostoricodiocesano\/senza-categoria\/sulle-orme-dei-nostri-padri-tra-memoria-e-tradizione-da-bosto-a-santalbino-389.html","title":{"rendered":"Sulle orme dei nostri Padri. Tra memoria e tradizione: da Bosto a Sant\u2019Albino"},"content":{"rendered":"<p>La planimetria unita a queste note riproduce un dettaglio di un documento conservato nel fondo mappe dell\u2019Archivio Diocesano. Si tratta di una raffigurazione ambientale elaborata attorno al 1580 (documento che apparteneva originariamente al vol. 84, Pieve di Varese, anno 1581) come strumento che serviva da guida per i visitatori che da Milano raggiungevano le comunit\u00e0 della Pieve, organizzata attorno al nobile Borgo di Varese. Il primo che ne fece uso fu probabilmente Mons. Antonio Seneca, di Norcia, entrato nel clero milanese nella famiglia degli Oblati al servizio dell\u2019arcivescovo Carlo Borromeo (Memorie Storiche della Diocesi di Milano, vol. XII, 1965, p. 116): la planimetria fa parte infatti degli atti della visita compiuta dal Seneca. La perfetta conservazione della carta suscita anche di fronte alla curiosit\u00e0 del nostro sguardo inesauribili interessi. Se ne pu\u00f2 apprezzare la vivacit\u00e0 illustrativa animata da spunti realistici; si rimane colpiti dalla fantasia nella variet\u00e0 della resa simbolica dei paesi stretti attorno alle chiese; anche se si tratta di chiese con pochi cascinali attorno, o di cascinali isolati, ma sempre inseriti in un contesto di vita religiosa: in questo caso, di dati apparentemente indicativi, la parola scritta (nelle ricche testimonianze disseminate negli atti delle visite) anima poi l\u2019immagine con le informazioni che ci consegna nella trama devozionale che univa tutte quelle comunit\u00e0 negli itinerari processionali: cos\u00ec quella cartina ci porta alla luce come da una immagine nascosta il vissuto concreto, su uno spazio che sappiamo trasformato dal lavoro e scandito dai segni dell\u2019esperienza di fede. Si acquisisce la convinzione che in quella riproduzione tutto nasca da un preciso schema logico, che la genialit\u00e0 del disegnatore lascia poi alla nostra intelligenza decriptare. Ma si attua cos\u00ec l\u2019effetto che nella immagine che altri hanno lasciato possiamo riconoscerci come se qualcosa di noi fosse gi\u00e0 noto: ovviamente anche per chi non vi \u00e8 nato, ma sappia a poco a poco immedesimarsi, perch\u00e9 sugli stessi spazi vive e si identifica. Infatti quel paesaggio che con tecnica attuale, potremmo dire rappresentazione aerea, conserva tratti di fedelt\u00e0 nelle proporzioni e nei rapporti con figure e spazi negli usi attuali: lago, fiumi, monti, strade si collocano e si presentano nei loro rapporti geometrici, di posizione, distanza e vicinanza con rispettabile approssimazione come su una moderna cartina. Concentriamo ora la nostra attenzione, in termini storici, con un occhio al presente, su Bosto, gi\u00e0 indicato con fedelt\u00e0 al dato amministrativo, come Castellanza, con la mente idealmente rivolta ai testi di Seneca e alle localit\u00e0 da lui visitate: infatti negli atti della visita di Antonio Seneca nel 1581 per ogni comunit\u00e0 sono analiticamente indicati giorni ed itinerari processionali. Grazie a questi dati, noi, con uno sforzo di animazione immaginativa di spazi antichi, vediamo che Bosto, era un passaggio obbligato per chi proveniva dai paesi ad ovest ed a sud della Pieve, verso la meta comune (un tempo) di Santa Maria del Monte. Viceversa uno degli itinerari che (sulla planimetria) si dipartono da Bosto, passa presso il Nifontano, tocca l\u2019altura di Sant\u2019Albino per scendere verso Cartabbia e a Capolago. Ma anche Bosto, quando divenne nel 1575 parrocchia, incominci\u00f2 a creare propri itinerari processionali o li rese, istituzionalmente, noti. Ma non sempre se ne \u00e8 poi rispettata la consuetudine e con essa conservata la memoria. Tre anni fa la Comunit\u00e0 di Bosto ha avviato un itinerario processionale verso Sant\u2019Albino, come sviluppo di una iniziativa devozionale incentrata sul ricupero del culto di Sant\u2019Imerio, attorno alla memoria del martire i cui resti sono conservati nell\u2019antica chiesa di San Michele. Uno dei momenti della festa di Sant\u2019Imerio \u00e8 legato alla iniziativa caritativa della vendita dell\u2019olio prodotto su queste stesse terre; questo ha favorito una spiccata attenzione a tutto il territorio bostese circostante, e vi ha incluso anche Sant\u2019Albino, geograficamente territorio bostese, ma fin dalla fondazione della Abbazia di Capolago altura di controllo sotto la giurisdizione monastica, insieme con Cartabbia. Il sospetto iniziale che si fossero violate appartenenze secolari \u00e8 stato superato e da tre anni fedeli bostesi in comunione con fedeli delle parrocchie di Cartabbia e di Capolago, si ritrovano con i propri preti nella chiesa di Sant\u2019Albino a pregare insieme. Ma dalla lettura degli atti della visita del Card. Pozzobonelli a Bosto nel 1755 \u00e8 giunta poi la rivelazione che a quell\u2019epoca Sant\u2019Albino era meta processionale da parte dei fedeli di Bosto. Del testo si offre l\u2019immagine nel volume di appartenenza, Pieve di Varese, vol. 40, fol. 215 e la traduzione italiana: \u201cInoltre quel popolo (di Bosto) suole procedere supplicante all\u2019oratorio di Sant\u2019Albino situato nel territorio di Capolago il primo giorno di marzo e l\u00ec ogni famiglia consegna al parroco (di Capolago) un obolo e mezzo, con l\u2019onere a carico del parroco (di Bosto) di offrire a sua volta due ceri di sei once\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La planimetria unita a queste note riproduce un dettaglio di un documento conservato nel fondo mappe dell\u2019Archivio Diocesano. 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