{"id":385,"date":"2017-04-27T10:11:34","date_gmt":"2017-04-27T08:11:33","guid":{"rendered":"http:\/\/production-cdm.glauco.it\/archiviostoricodiocesano\/?p=385"},"modified":"2017-04-27T10:11:34","modified_gmt":"2017-04-27T08:11:34","slug":"don-giuseppe-pozzone-il-barcaiolo-che-divenne-abate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/archiviostoricodiocesano\/senza-categoria\/don-giuseppe-pozzone-il-barcaiolo-che-divenne-abate-385.html","title":{"rendered":"Don Giuseppe Pozzone, il barcaiolo che divenne abate"},"content":{"rendered":"<p>Sul marmo definitivo della tomba, al Famedio di Milano, 1792 e 1841 sono gli estremi anagrafici del sacerdote Giuseppe Pozzone, sepolto tra Tommaso Grossi e Amilcare Ponchielli. Ma le due date non bastano a riassumere la vita del barcaiolo che divenne abate. Giuseppe nasce a Trezzo sull&#8217;Adda, nella contrada Moroni che oggi porta il suo nome: impara il latino dallo zio Andrea Pozzone, prevosto trezzese dal 1808; e la voga dal nonno Antonio, portinaio del traghetto sul fiume. La famiglia veste gli abiti delle locali confraternite, votate a San Rocco e a Santa Marta, congiungendo le mani in preghiera anche al piccolo Giuseppe. Dopo gli studi a Castello sopra Lecco, Barlassina, Monza e Milano, costui celebra Prima Messa nel 1815 presso la parrocchia meneghina di San Marco, dove \u00e8 assegnato quale coadiutore. Quattro anni dopo, Pozzone consegue la cattedra d&#8217;Umanit\u00e0 al ginnasio di Brera, risiedendo nell&#8217;attigua via Fiori Oscuri. \u00c8 assiduo maestro di studenti assidui ma impartisce agli svogliati il minimo, che pretende da loro. Promuove la variet\u00e0 delle materie insegnate oltre a quelle classiche, che pure gli sono care: in latino, compone una supplica al governo austriaco, perch\u00e9 riscaldi le aule braidensi. Siedono alle sue lezioni Luigi Ferrario, Giovanni Raiberti, Carlo Ravizza, Giuseppe Rovani: figure cospicue della cultura cittadina, che alzeranno l\u2019incenso del ricordo sull&#8217;abate professore. L\u2019amico Alessandro Manzoni lo sceglie intanto per domestico precettore del figlio Pietro. Al romanziere, presso la villa di Brusuglio, Pozzone introduce Cesare Cant\u00f9, che lo riferisce \u00abparlatore di vena argutissima, diffuso e ricercato nella societ\u00e0 milanese\u00bb. Con perfetto stile, l&#8217;abate \u00e8 concorrettore di bozze per la prima stesura dei \u00abPromessi Sposi\u00bb. Loda inoltre le opere letterarie che intende stroncare e, ai suoi alunni ginnasiali, affida l&#8217;autunnale compito di rilevare i pregiudizi della rivista \u00abBiblioteca Italiana\u00bb. Nel 1835 quest\u2019ironia gli ispira \u00abPer Prima Messa\u00bb che, rivolgendosi a un novello sacerdote, intreccia poeticamente \u00able ortiche della santa vigna\u00bb. L\u2019abate lamenta tra l\u2019altro come certo clero \u00abpu\u00f2 farla da dottore pi\u00f9 di Platone \/ che chi non dorme gli dar\u00e0 ragione\u00bb. I versi di Pozzone sollevano il disappunto dei vertici ecclesiastici e governativi. Da Appiano Gentile, dove muore per gastroenterite, la sua salma \u00e8 traslata al Famedio milanese nel 1887.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Opere del Pozzone<\/strong>: <em>Alcune Poesie<\/em>, Guglielmini-Redaelli, Milano 1841; <em>Sermoni inediti di sacri oratori contemporanei<\/em>, Nicolini, Milano 1843-1844, I e II; <em>Della educazione, discorsi dei signori Ambrosoli, Arrigoni, Pozzone, Racheli, Zoncada letti nell\u2019Istituto Racheli di Milano<\/em>, Editori dello Spettatore Industriale, Milano 1844.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sul marmo definitivo della tomba, al Famedio di Milano, 1792 e 1841 sono gli estremi anagrafici del sacerdote Giuseppe Pozzone, sepolto tra Tommaso Grossi e Amilcare Ponchielli. Ma le due date non bastano a riassumere la vita del barcaiolo che divenne abate. 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