{"id":347,"date":"2017-01-23T15:56:00","date_gmt":"2017-01-23T14:56:00","guid":{"rendered":"http:\/\/production-cdm.glauco.it\/archiviostoricodiocesano\/senza-categoria\/storia-347.html\/"},"modified":"2017-01-23T15:56:00","modified_gmt":"2017-01-23T14:56:00","slug":"storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/archiviostoricodiocesano\/archivio-storico\/storia-347.html","title":{"rendered":"Storia"},"content":{"rendered":"<p>Tra i cimeli pi\u00f9 antichi, l&#8217;Archivio Storico Diocesano conserva alcuni documenti risalenti all&#8217;et\u00e0 comunale, come ad esempio l\u2019atto pergamenaceo con il quale l\u2019Arcivescovo Robaldo concede al prevosto della Valtravaglia il trasferimento in una localit\u00e0 meno deserta e pi\u00f9 popolata della chiesa matrice plebana (4 marzo 1137). Il documento in parola \u00e8 sottoscritto anche da San Galdino della Sala, futuro Arcivescovo, a quel tempo semplice cancelliere.<\/p>\n<p>L&#8217;Archivio Storico Diocesano (l\u2019esempio test\u00e9 portato serva a conferma del dato) conserva relativamente pochi documenti originali redatti prima dell&#8217;arrivo di San Carlo Borromeo in Diocesi (1565). Infatti pare che i documenti di pertinenza della Curia Arcivescovile fossero conservati presso gli officiali che li avevano prodotti o rogati, in particolare presso gli Avvocati fiscali, i Promotori dei Legati Pii, il Cancelliere Arcivescovile, il Notaio attuario ed i funzionari dei vari Tribunali.<\/p>\n<p>Per ovviare a tale dispersione documentaria San Carlo Borromeo eman\u00f2 un ordinamento secondo il quale i diversi fondi fossero tutti ubicati presso la Curia Arcivescovile di Milano. Da una nota dell&#8217;archivista G.B. Corno (\u2020 1690) apprendiamo che l&#8217;ordinamento stabilito da San Carlo fu completamente sconvolto nel 1609 a causa di un improvviso trasloco. L&#8217;Archivio della Curia Arcivescovile di Milano fu poi per\u00f2 pazientemente riordinato dal predetto Corno secondo un proprio criterio che tuttavia non \u00e8 possibile riscostruire a motivo delle scarse informazioni in nostro possesso. Il Corno scelse di raccogliere alcune sezioni dell&#8217;Archivio, specialmente quella relativa alle Visite Pastorali ed al Carteggio Ufficiale, in volumi ben legati con copertina pergamenacea. Nel 1727 e nel 1747 avvenne un riordinamento parziale per la necessit\u00e0 di collocare con un certo ordine i fondi che provenivano dalle Cancellerie dei tribunali (spirituale, civile e criminale). Al tempo del Cardinale Pozzobonelli (1743-1783) l&#8217;Archivio della Curia Arcivescovile di Milano era costituito da serie cos\u00ec cospicue da essere chiamate a loro volta \u201carchivi\u201d. Vi era l&#8217;Archivio Segreto (le prerogative ed i privilegi dell&#8217;Arcivescovo), l&#8217;Archivio delle Visite Pastorali, l&#8217;Archivio della Mensa Arcivescovile, l&#8217;Archivio Beneficiario e Notarile che era costituito dai documenti provenienti dagli uffici dell&#8217;Attuario Generale, dal Promotore dei Legati, dall&#8217;Avvocato Generale.<\/p>\n<p>Con il 1770, per disposizione dell\u2019autorit\u00e0 civile, il Governo di Vienna, si and\u00f2 costituendo (noi parleremmo oggi di una banca-dati anagrafica centralizzata) l&#8217;Archivio dei Duplicati, contenente le copie degli Atti di battesimo, di matrimonio e di morte di tutte le parrocchie.<\/p>\n<p>Nel 1848 il palazzo Arcivescovile fu occupato dalle truppe austriache che lasciarono i documenti custoditi presso l&#8217;Archivio della Curia Arcivescovile di Milano in uno stato di grave confusione. Con grande coraggio e amore l&#8217;archivista canonico Aristide Sala (1825-1893) ide\u00f2 un nuovo ordinamento ossia \u00ab[&#8230;] scompartire tutte le Scritture per materie\u00bb che tuttavia non fu sempre osservato con coerenza. Anche se il Sala non pot\u00e8 portare a compimento il proprio progetto; esso venne sommariamente ripreso da altri secondo il titolario che di seguito riportiamo. Sez. 1 Ufficio dell&#8217;Archivista; sez. 2 Atti del Foro Ecclesiastico; sez. 3 Atti della Cancelleria (Ordinazioni, Monache ed educande, Confraternite); sez. 4 Circolari Ecclesiastiche e Civili; sez. 5 Protocolli, repertori e registri dei diversi Uffici; sez. 6 Atti sinodali e delle Congregazioni dei Vicari Foranei; sez. 7 Atti circa i Sacri Riti, le Feste, l&#8217;Ufficio e la Canonizzazione dei Santi, le Reliquie ecc.; sez. 8 Disciplina Ecclesiastica; sez. 9 Carteggio Ufficiale degli Arcivescovi; sez. 10 Visite Pastorali e documenti aggiunti; sez. 11 Seminari; sez. 12 Ordini religiosi e Congregazioni; sez. 13 Ospedali, Collegi, Stabilimenti, Confraternite; sez. 14 Libreria; sez. 15 Pergamene, diplomi, autografi; sez. 16 Variet\u00e0.<\/p>\n<p>Nella sua trentennale attivit\u00e0 (1956-1986), mons. Ambrogio Palestra, articol\u00f2 l\u2019immensa massa documentaria secondo un nuovo ordinamento, rispettando tuttavia sostanzialmente quello del Sala. Pur essendo molto cambiati i tempi, dal sec. XIX ai nostri giorni, la suddivisione risalente al Sala \u00e8 ancor oggi utile ed \u00e8 ancor oggi seguita.<\/p>\n<p>Nel 1985 l&#8217;Archivio Storico Diocesano fu trasferito dalla sede della Curia Arcivescovile (piazza Fontana, 2) alla non pi\u00f9 officiata Basilica di Santo Stefano in Brolo e, nel 2002, dopo prolungate riflessioni ed attente valutazioni, fu allogato presso un nuovo edifico (via San Calimero 13) confinante con la Basilica di San Calimero. In conformit\u00e0 a quanto stabilito dal Nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983 can. 491, \u00a72, la nuova sede ha accolto non solo fondi archivistici prodotti da soggetti ecclesiastici collegati con l&#8217;Arcidiocesi, come ad esempio la Fondazione Oratori Milanesi, ma anche fondi in deposito temporaneo per agevolarne la consultazione, come, puta caso, le carte dell\u2019ormai disciolta Democrazia Cristiana ecc.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Tra i cimeli pi\u00f9 antichi, l&#8217;Archivio Storico Diocesano conserva alcuni documenti risalenti all&#8217;et\u00e0 comunale, come ad esempio l\u2019atto pergamenaceo con il quale l\u2019Arcivescovo Robaldo concede al prevosto della Valtravaglia il trasferimento in una localit\u00e0 meno deserta e pi\u00f9 popolata della chiesa matrice plebana (4 marzo 1137). 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