{"id":2080,"date":"2023-03-21T14:32:31","date_gmt":"2023-03-21T13:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/archiviostoricodiocesano\/?p=2080"},"modified":"2023-03-21T14:32:31","modified_gmt":"2023-03-21T13:32:31","slug":"loratorio-di-san-rocco-a-campagnano-veddasca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadimilano.it\/archiviostoricodiocesano\/news\/loratorio-di-san-rocco-a-campagnano-veddasca-2080.html","title":{"rendered":"L\u2019Oratorio di san Rocco a Campagnano Veddasca"},"content":{"rendered":"<p>San Rocco \u00e8 sempre stato considerato il protettore dalla peste; \u00e8 quindi giustificato che durante l\u2019epidemia del 1576-1577, durante la quale mor\u00ec circa il 30% della popolazione, gli abitanti di Campagnano abbiano fatto voto di costruire un nuovo oratorio dedicato a questo Santo al termine della pestilenza.<\/p>\n<p>Nel 1578, per\u00f2, la popolazione era tanto sfiancata sia fisicamente sia economicamente, che non si preoccup\u00f2 del voto tanto che, nella visita pastorale dello stesso anno, mons. Tarugi, dovette costringere gli abitanti a mantenere la promessa fatta indicando anche il luogo dove l\u2019edificio avrebbe dovuto sorgere: \u201cin quel monte che al presente \u00e8 piantata quella croce di legno\u201d, cio\u00e8 su un promontorio roccioso a strapiombo sul lago, al margine occidentale del paese.<\/p>\n<p>L\u2019oratorio venne costruito e fu benedetto nel 1596 personalmente dal card. Federico Borromeo. Nei documenti di quella visita, nella sua descrizione, si scrive \u201cEcclesia hac est satis ampla\u201d. Risulta inoltre che l\u2019altare si trovasse all\u2019interno di una cappella a pianta quadrata, col soffitto a volta e orientata; di conseguenza l\u2019edificio aveva direzione opposta rispetto ad oggi, con l\u2019ingresso verso il lago, cio\u00e8 verso Cannobio, e l\u2019abside verso Campagnano. Come si usava allora, c\u2019era anche una seconda porta sulla parete meridionale, quella verso Luino. Nei documenti della visita del card. Federico Borromeo del 1620 vengono indicate anche le misure: rispetto a quella odierna, risulta che la costruzione fosse pi\u00f9 bassa, pi\u00f9 stretta, ma pi\u00f9 lunga di oltre due metri e mezzo.<\/p>\n<p>Nei documenti della visita del card. Cesare Monti del 1640 l\u2019oratorio viene chiamato \u201cnuncupato del sasso\u201d, cio\u00e8 \u201cdetto del sasso\u201d, sicuramente perch\u00e9 poggia su un grosso macigno tuttora visibile. \u00c8 descritto come molto malandato, tanto che viene definito \u201cprossimo alla rovina\u201d.<\/p>\n<p>Da quei documenti per due secoli e mezzo non si trova pi\u00f9 traccia dell\u2019edificio fino alla seconda visita del card. Ferrari nel 1895, nei cui documenti c\u2019\u00e8 scritto solamente che \u201ca 10 minuti dalla parrocchiale c\u2019\u00e8 l\u2019oratorio di San Rocco che \u00e8 diroccato\u201d.<\/p>\n<p>Nel 1898 il parroco di allora, don Silvio Vigan\u00f2 si impegn\u00f2 nella sua ricostruzione nonostante il lavoro gi\u00e0 si prospettasse piuttosto arduo visto che l\u2019edificio si trovava in una zona ancora senza strade e c\u2019erano anche forti resistenze da una parte del popolo. Il progetto presentato, che \u00e8 quello dell\u2019edificio odierno, prevedeva una struttura molto elegante, con un unico ingresso rivolto verso il paese e l\u2019abside verso Cannobio. La ricostruzione richiese molto pi\u00f9 tempo del previsto e anche le spese furono molto pi\u00f9 alte, tanto che nel 1905, quando fu eletto parroco don Celestino del Torchio, sebbene la costruzione fosse giunta solamente \u201cal tetto\u201d, l\u2019esborso aveva raggiunto l\u2019enorme cifra di Lire 1\u02d9181,80, cui vanno aggiunte le ore di gratuite prestazioni offerte dal popolo. Il nuovo parroco, sebbene poco convinto dell\u2019utilit\u00e0 di tale oratorio, fece proseguire comunque i lavori che giunsero finalmente alla conclusione nel 1915, con la decorazione delle pareti interne fatta dal pittore Costantino Frisia.<\/p>\n<p>Ma la storia si ripete; poich\u00e9 la chiesa \u00e8 in mezzo al nulla, in cima ad una roccia continuamente alla merc\u00e8 delle intemperie e dei venti, negli anni Cinquanta l\u2019edificio era nuovamente malmesso, tanto che ci fu la proposta di abbatterlo e di realizzarne uno nuovo, pi\u00f9 piccolo, un poco pi\u00f9 a monte, e al posto dell\u2019oratorio avrebbe dovuto sorgere la stazione di arrivo della funivia aerea Maccagno-Campagnano. Fortunatamente non se ne fece nulla, ma i costi di manutenzione fecero s\u00ec che nel 1958 il parroco di allora, don Aurelio Rivolta, dopo aver speso Lire 42\u02d9000 per la riparazione del tetto \u201cin via provvisoria\u201d, abbia proposto alla Curia la \u201ctemporanea dissacrazione\u201d dell\u2019edificio e la sua contestuale trasformazione in un \u201cservizio bar per i passeggeri\u201d da cedere provvisoriamente a chi si fosse fatto carico della sua ristrutturazione. L\u2019idea non fu accolta e nel 1966 il parroco don Angelo Bonalumi fu costretto a una profonda opera di recupero che ha permesso la ripresa del culto il 16 agosto 1967, festa di san Rocco.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo intervento di rilievo \u00e8 stato fatto nel 2000, ai tempi del parroco don Franco Bianchini, quando, grazie all\u2019aiuto economico degli Amici di Campagnano che si fecero carico dell\u2019intera spesa, si procedette al rifacimento del tetto e delle porte.<\/p>\n<p>La \u201cchiesetta di san Rocco\u201d (cos\u00ec viene chiamata dal popolo), ora si presenta in ottimo stato e permette a un gran numero di turisti di fermarsi per visitarla ma anche di poter godere del notevole panorama del lago, che spazia dalla Svizzera a Stresa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"San Rocco \u00e8 sempre stato considerato il protettore dalla peste; \u00e8 quindi giustificato che durante l\u2019epidemia del 1576-1577, durante la quale mor\u00ec circa il 30% della popolazione, gli abitanti di Campagnano abbiano fatto voto di costruire un nuovo oratorio dedicato a questo Santo al termine della pestilenza. 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