Gen.35,9-20.22b-26;Sal.118(119),113-120;Pr.25,1;27,9-11a;Mt.7,21-29 “Non chiunque mi dice:”Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio. Molti mi diranno:”Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome?" Ma io dichiarerò loro:”Non vi ho mai conosciuti”. (Mt.7,21-22a.23a) Anche noi siamo tra quelli che pregano e invocano il Signore, ma poi com’è la nostra vita? A quanti profetavano, scacciavano i demoni, compivano miracoli, cose tutte buone e sante, degne dei discepoli, Cristo nel giorno del giudizio dirà parole tremende: ”Non vi conosco, via da me”. Ma Gesù al delinquente con cui moriva in croce ha detto:”Oggi sarai con me in Paradiso”. Il fare, quindi non è sufficiente. Bisogna prima essere innamorati di Gesù, conoscerlo, vivere con Lui e in Lui e allora per Lui si prega, si lavora, si soffre e gioisce. Solo se mettiamo a fondamento del nostro agire la persona di Gesù, la Roccia, la costruzione della nostra vita sta in piedi. Se invece avremo messo noi stessi, le nostre idee di giusto e di bene, l’io al posto di Dio, avremo poco o niente da presentare al giudizio finale e non verremo riconosciuti perché non porteremo l’immagine sua. Preghiamo Canterò senza fine le grazie del Signore, annuncerò la tua fedeltà nei secoli. Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza. dal Salmo 88(89).

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