At 5,34-42; Sal 26(27); Gv 5, 31-47 «Le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato». (Gv 5,36b) Il discorso di rivelazione iniziato ieri, prosegue con l’appello di Gesù alle testimonianze in proprio favore: fermiamoci alla testimonianza delle opere. Poco prima Gesù aveva detto: «Da se stesso il Figlio non può fare nulla, se non quello che vede fare dal Padre… Sì, il Padre ama il Figlio e gli mostra tutto ciò che egli fa» (vv. 19-20). Le opere che Gesù compie, che nel IV Vangelo sono dette segni, sono per Gesù manifestazioni dell’amore del Padre e per gli uomini occasione propizia per «udire la voce, vedere il volto e conservare la parola del Padre» (vv. 37-38) cioè per aprirsi alla fede in Gesù, mandato dal Padre, e ricevere la vita. «Ma voi non volete venire a me per avere la vita» dice Gesù ai giudei che lo contestano (v. 40). Inquietante questa affermazione, co me anche la successiva domanda: «E come potete credere voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo?»: lasciamola risuonare in noi questa parola, perché ci converta. Preghiamo Lodate il Signore e invocate il suo nome, proclamate tra i popoli le sue opere. Gloriatevi del suo santo nome: gioisca il cuore di chi cerca il Signore. (dal Salmo 104)  [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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