At 7,55-8,1a; Sal 30(31); Gv 6, 22-29 «E lapidavano Stefano che pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”. E Saulo approvava l’uccisione di Stefano». (At 7,59.8,1a) La descrizione lucana della morte di Stefano evoca chiari tratti della morte di Gesù: come questi ave – va affidato al Padre il suo Spirito, così Ste fano si affida totalmente a Gesù e nel momento della morte, sulla bocca di entrambi risuona l’invocazione del perdono per gli uccisori. In questo modo Luca suggerisce che come Stefano ha condiviso con Gesù il servizio e il martirio, così ora certamente partecipa della gloria del suo Signore: messaggio di speranza per i cristiani perseguitati. Servizio e martirio trovano in Stefano una sintesi esemplare che ricorda alla Chiesa di ieri e di oggi che mettersi alla scuola del Vangelo e perseverare in essa significa essere sempre più assimilati a Cristo, servo (Lc 22,27) e martire-testimone (Ap 1,5). Stefano fissa lo sguardo su Gesù e riflette come in uno specchio la sua gloria: Saulo, che per il momento approva la sua uccisione, deve esserne stato impressionato e questa ferita lo condurrà a divenire egli stesso servo e martire di Cristo. Preghiamo Alle tue mani affido il mio spirito; tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele. Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto, salvami per la tua misericordia. (dal Salmo 30)  [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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