Nm 10,1-10; Sal 96; 1Ts 4,15-18; Mt 24,27-33 Subito dopo la tribolazione di quei giorni il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo. Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’Uomo. (Mt 24,29-30a) Con il linguaggio classico delle apocalissi, Gesù prospetta ai suoi discepoli gli eventi che precederanno la sua venuta gloriosa definitiva. Lungi dal voler suscitare angoscia e disperazione, questa Parola vuole orientarci alla destinazione ultima della nostra vita che è l’andare incontro al Signore e così essere per sempre con lui (1Ts 4,17b). Se accostiamo il racconto della creazione in Gen 1,3.14-18 alla descrizione degli sconvolgimenti delle luci celesti, comprendiamo che la tribolazione finale è caratterizzata dal venir meno dei punti di riferimento ordinari per dare inizio a una “nuova creazione” con la venuta del Figlio dell’Uomo (figura della tradizione apocalittica che opera la liberazione e il giudizio salvifico di Dio nella storia, con la quale Gesù si identifica). La nostra vita presente deve dunque essere protesa a questo incontro; “nell’attesa di questi eventi, cerchiamo di essere irreprensibili davanti a Dio, in pace” (2Pt 3,14). Preghiamo Rendi saldi i miei passi secondo la tua parola e su di me non prevalga il male. Aspetto da te la salvezza, Signore, e obbedisco ai tuoi comandi. (dal Salmo 118) [La Parola ogni giorno – Comunione inseparabile con il Signore. Luogo del nostro riposo – Settimane dopo Pentecoste 2010 – Centro Ambrosiano]

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