2Sam 6,1-15; Sal 131; Lc 11,5-8 «Poi disse loro: “Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli” e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono». (Lc 11,5-8) Il Signore ci invita a pregare con insistenza, con audacia, “scomodandolo” anche se la situazione sembra inopportuna. Ma qui ci viene anche fatto notare che l’importuno non chiede qualcosa per sé, ma per le necessità di un amico. Gesù ci ha messo sulle labbra la preghiera del Padre nostro, che instaura un rapporto personalissimo tra ogni io che invoca e un Tu che è Padre, ma che è espressa tutta al plurale e ci inserisce in un noi che deve abbracciare dal mio più stretto vicino fino al più estremo lontano del mondo. Pregare in verità, con confidenza filiale, con perseveranza ostinata dilata lo sguardo su un orizzonte sempre più vasto, che arriva a comprendere ogni uomo e tutti gli uomini. E questa è squisita e potente forma di carità. Preghiamo col Salmo Ricordati, Signore, di Davide, di tutte le sue fatiche, quando giurò al Signore, al potente di Giacobbe fece voto: Non entrerò nella tenda in cui abito, finchè non avrò trovato un luogo per il Signore.

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