Venerdì della II settimana di Quaresima

Es 20,1-24; 1Sam 2,26-35; Lv 25,1-2a; 26,3-13; 1Re 18,21-39

Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né il suo bue, né alcuna cosa che appartenga a l tuo prossimo. (Es 20,17b)

Torna insistentemente questo verbo desiderare, ma la questione è sempre lo sguardo, la qualità dello sguardo: come esseri umani fatti di infinito (lo ripetiamo) ci è impossibile non desiderare. Occorre chiederci: quale sguardo stiamo ponendo sulle cose che ci circondano? Quali sono i significati dei desideri che ci abitano? Dove ci conducono? Gesù istruisce la donna Samaritana circa il suo desiderio. Hai già avuto cinque mariti, dove stai andando? Cosa cerchi veramente? Dobbiamo imparare, come diceva sant’Ignazio, a desiderare e trattenere solo che ciò che ci aiuta nella ricerca della volontà di Dio.

Preghiamo

Togli dal nostro animo, Signore,
il desiderio di possedere le cose
e riempici del desiderio di amarle.
Togli dal nostro cuore, Signore,
il desiderio di impadronirci di tutto
e ricolmaci del desiderio di liberare ogni cosa.

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