Venerdì della II settimana di Pasqua

At 5,1-11; Sal 32 (33); Gv 3,22-30

Un uomo di nome Anania, con sua moglie Saffira, vendette un terreno e, tenuta per sé, d’accordo con la moglie, una parte del ricavato, consegnò l’altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. (At 5,1-2)

La comunità cristiana primitiva non era fatta di “perfetti”, c’erano problemi e difficoltà quotidiane. L’episodio rientra nel genere letterario dei “miracoli di punizione” o “giudizio di Dio”, non unico nel testo degli Atti (cfr. 13,4-12 e 19,13-17). Almeno tre elementi danneggiano la vita della Chiesa e sono i soldi, la gelosia/invidia, la maldicenza. I soldi, se usati per il proprio tornaconto, annebbiano la vista, fanno preponderare quella parte del nostro ego che, pur di possedere, arriva a imbrogliare, scartare, derubare gli altri. La gelosia/invidia è il mezzo privilegiato di chi ha come scopo il voler controllare persone e cose. Il criterio della vita comune non è più il servizio ma il divenire padroni di ciò che la stessa comunità mi ha affidato come compito. La maldicenza, mira a mettere in cattiva luce il fratello/sorella per primeggiare/ apparire a proprio vantaggio personale non curandosi del bene comune, distruggendo e non edificando le relazioni interpersonali. La vita della comunità cristiana è spesso segnata da egoismi e Dio, attraverso l’azione un po’ antipatica di Pietro, vigila su di essa.

Preghiamo

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
nell’amore del Signore è piena la terra.

(Sal 32)

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