Sabato della IV settimana di Quaresima

Ez 11,14-20; Sal 88 (89); 1Ts 5,12-23; Mt 19,13-15

Lasciate, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro appartiene il regno dei cieli. (Mt 19,14)

Di fronte a frasi come questa ci chiediamo come fare a essere bambini per ereditare il regno. Forse non ci chiediamo mai che cosa sia il regno dei cieli. Forse perché solo i bambini riescono a vederlo? Oppure è una questione di occhi interiori? Se riuscissimo a tornare bambini riusciremmo a vedere il regno dei cieli. Detto così sembra di parlare di qualcosa di magico o di qualche fiaba originale. Ma questa sembra essere la visione di Gesù: egli che è sempre bambino, sempre figlio, in relazione con il Padre del cielo riesce a vedere sempre il regno. In tali parole di Gesù è innegabile che si celi un segreto. L’essere bambini nello spirito apre la possibilità di sperimentare la paternità del cielo, del Padre che è nei cieli.

Preghiamo

Donaci cocchi per accorgerci dei bambini.
Donaci occhi per imparare da loro.
Donaci occhi per vedere l’oltre,
la presenza del mistero
dentro le vicende faticose dell’esistenza.
Donaci occhi sempre rivolti al Padre
che è nei cieli per gustare, con lui,
il mistero del regno.

 

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