III Domenica dopo Pentecoste

Gen 2, 18-25; Sal 8; Ef 5, 21-33; Mc 10, 1-12

Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne. (Gen 2,22-25)

Nel racconto dell’origine la relazione tra donna e uomo è descritta come un dono del Signore: la possibilità di arrivare all’unità a partire dalla propria unicità, una differenza che non è ostacolo e motivo di contrasto, ma possibilità di accoglienza e alleanza.
Quanto Dio ha stabilito non è motivato dalla volontà di mettere alla prova gli esseri umani con un compito difficoltoso, ma la possibilità data a tutti di vivere secondo la misura alta che consente di andare oltre le proprie solitudini. Ogni giorno, per tutti è possibile scoprire quanto le differenze siano motivo per stabilire con creatività una unità più forte.

Preghiamo

O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza,
con la bocca di bambini e di lattanti:
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

Dal Salmo 8

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