Venerdì della settimana della XI Domenica dopo Pentecoste

2Re 24, 8-17; Sal 136 (137); Lc 12, 22-26

 

Ioiachìn, re di Giuda, uscì incontro al re di Babilonia, con sua madre, i suoi ministri, i suoi comandanti e i suoi cortigiani; il re di Babilonia lo fece prigioniero nell’anno ottavo del suo regno. Asportò di là tutti i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia; fece a pezzi tutti gli oggetti d’oro che Salomone, re d’Israele, aveva fatto nel tempio del Signore, come aveva detto il Signore. Deportò tutta Gerusalemme, cioè tutti i comandanti, tutti i combattenti, in numero di diecimila esuli, tutti i falegnami e i fabbri; non rimase che la gente povera della terra. Deportò a Babilonia Ioiachìn; inoltre portò in esilio da Gerusalemme a Babilonia la madre del re, le mogli del re, i suoi cortigiani e i nobili del paese.  (2Re 24,12-15)

L’esilio a Babilonia è causato dal comportamento del re Ioachìn: egli non ha fiducia nel Signore, ma pensa che per poter vivere sia necessario legarsi al re di Babilonia, quindi tradire l’alleanza con il Signore aderendo a culti e a un sistema di vita alternativo.
Proprio quella scelta si rivelerà infausta, i babilonesi si impossesseranno di tutti i beni di Israele e soprattutto porteranno in esilio tutti i membri valorosi del popolo, così che in Israele non si riuscirà più a fare avanzare la civiltà. L’esilio babilonese è motivo di grande crisi, in quanto l’alleanza con il Signore, che si reggeva sul possesso della terra, ora è come sospesa. Tutto è però da imputare a chi non ha saputo confidare nel Signore, pensando fosse più opportuna un’alleanza con chi adora gli idoli. Proprio da lì, però, non viene nulla di buono, ma legarsi a Babilonia significa schiavitù.
Quell’esperienza diventa per il popolo di Israele occasione per rimpiangere la piena libertà; anche se vissuta a caro prezzo, solo quella rende pienamente umani.
Ciascuno può verificare in quale misura anche la propria vita sia spesso un abbassarsi a compromessi allettanti, che però privano della piena libertà donata a chi segue la via difficile dell’alleanza con il Signore.

Preghiamo

Lungo i fiumi di Babilonia,
là sedevamo e piangevamo
ricordandoci di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.

dal Salmo 136 (137)

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