Martedì della settimana della I Domenica dopo la Dedicazione

Ap 5, 1-14; Sal 97 (98); Mc 10, 17-22

E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi, e cantavano un canto nuovo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio, con il tuo sangue, uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e hai fatto di loro, per il nostro Dio, un regno e sacerdoti, e regneranno sopra la terra». (Ap 5,8-10)

Solo l’agnello immolato è capace di aprire il libro, solo a Gesù è possibile dare un senso alla storia. Il senso che Gesù attribuisce alla storia passa per il dono della sua vita, data per tutti.
Quel fatto rovescia ogni interpretazione che gli esseri umani possono dare alla propria esistenza e a quella dell’intera umanità: se la storia ha un senso perché il Figlio di Dio si è donato, allora è del tutto insensato attribuire valore al potere e alla forza, si tratta di scoprire come donarsi e vivere in modo che anche i fratelli e le sorelle abbiano una vita piena.

Preghiamo

Il Signore ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.

Dal Salmo 97 (98)

 

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