Martedì della V settimana di Pasqua

At 15,13-31; Sal 56 (57); Gv 10,31-42

Ci è parso bene, infatti allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie (At 15,28)

Il testo degli Atti racconta come si è svolto il primo Concilio. Vi sono due comunità significative per la vita della Chiesa, quella di Gerusalemme più conservativa e legata alla tradizione e quella di Antiochia più innovativa e aperta alle nuove istanze. Quanto viene deciso, affranca i pagani convertiti al cristianesimo dalla legge ebraica e dalle sue prescrizioni morali e rituali, riconoscendo innanzitutto la salvezza che viene da Gesù Cristo, apre all’iniziativa della Grazia per la salvezza di ciascun credente, che con fede può così giungere alla piena comunione con Dio. Il Concilio applica la formula sapiente del vedere-giudicare-agire, affrontando i problemi per quel che sono, cercando di risolverli con equilibrio sintetico di verità, libertà e carità. Questo diviene criterio e punto di riferimento anche per la vita delle nostre comunità cristiane. Saper dare un nome, valutare il senso delle cose che avvengono e dei cambiamenti che le persone apportano “camminando insieme”, fare sinodo, è segno di saggezza che aiuta a vivere esercitando il discernimento cristiano che fa distinguere non solo il bene dal male ma, il bene e il meglio per la vita delle persone e delle comunità intere.

Preghiamo

Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore.
Voglio cantare, voglio inneggiare: svegliati, mio cuore,
svegliatevi, arpa e cetra, voglio svegliare l’aurora.

(Salmo 56)

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