Martedì della settimana della X Domenica dopo Pentecoste

1Re 6, 1-3. 14-23. 30-38; 7, 15a. 21; Sal 25 (26); Lc 11, 29-30

L’anno quattrocentottantesimo dopo l’uscita degli Israeliti dalla terra d’Egitto, l’anno quarto del regno di Salomone su Israele, nel mese di Ziv, cioè nel secondo mese, egli dette inizio alla costruzione del tempio del Signore. Il tempio costruito dal re Salomone per il Signore aveva sessanta cubiti di lunghezza, venti di larghezza, trenta cubiti di altezza. Davanti all’aula del tempio vi era il vestibolo: era lungo venti cubiti, nel senso della larghezza del tempio, e profondo dieci cubiti davanti al tempio. Salomone dette inizio alla costruzione del tempio e la portò a termine. (1Re 6,1-3.14)

La costruzione del tempio è ciò che contraddistingue il regno di Salomone. Il tempio, luogo della presenza del Signore perché in esso sarà ospitata l’arca dell’alleanza, è realizzato con molta cura e grande sfarzo. Ogni aspetto del tempio deve servire per rendere gloria al Signore, attestando la sua importanza.
Oggi i cristiani sanno che la presenza del Signore si è manifestata definitivamente in Gesù e che la sua presenza nel mondo dipende dalla capacità di ciascuno di creare legami di fraternità, che realizzino il suo corpo. Questo fatto mette tutti in discussione, chiedendo quanta sia la cura messa perché il tempio del Signore, affidato a ciascuno, sia ugualmente glorioso.

Preghiamo

Signore, amo la casa dove tu dimori
e il luogo dove abita la tua gloria.
Non associare me ai peccatori
né la mia vita agli uomini di sangue.

dal Salmo 25 (26)

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