Mercoledì della settimana della VIII Domenica dopo Pentecoste

1Sam 18, 1-9; Sal 56 (57); Lc 10, 17-24

Quando Davide ebbe finito di parlare con Saul, la vita di Giònata s’era legata alla vita di Davide, e Giònata lo amò come se stesso. Saul in quel giorno lo prese con sé e non lo lasciò tornare a casa di suo padre. Giònata strinse con Davide un patto, perché lo amava come se stesso. (1Sam 18,1-3)

La Scrittura fa incontrare Dio nelle vicende umane. Non c’è altro modo per essere in relazione con il Signore che vivere pienamente le esperienze proprie dell’umanità, che nella loro forza, profondità e delicatezza sono una traccia dell’amore che il Signore ha nei confronti di ciascuno.
Quell’amore accade quando gli esseri umani sanno vivere con pari intensità l’amore che è loro offerto, riconoscendo che la misura piena dell’umanità è quella che coinvolge totalmente. Così per il legame tra Davide e Giònata, che illustra la possibilità concreta di vivere ciò che è prescritto nella Legge nei confronti del prossimo, comandamento che sarà portato a compimento da Gesù: semplicemente “amare come sé stessi” un’altra persona, possibilità data a tutti per rendere concreto nella storia l’amore divino.

Preghiamo

Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.
Grande fino ai cieli è il tuo amore
e fino alle nubi la tua fedeltà.

dal Salmo 56 (57)

 

 

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