Sabato della III settimana di Avvento

Ger 9,22-23; Sal 84 (85); Eb 3,1-6; Mt 18,21-35

Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. (Mt 18,33-33)

La compassione che quest’uomo non dimostra di avere sviluppato è il centro della parabola. Il suo debito enorme era stato completamente condonato dal padrone. Un perdono senza condizioni! Il servo non gli doveva più nulla, nemmeno la riconoscenza! Il servo malvagio, allora, non è consegnato agli aguzzini per il debito contratto, ma per la mancanza di misericordia nei confronti del suo debitore, schiavo esattamente come lui. Misericordia avuta ma non distribuita! In questo modo la giustizia viene meno e non c’è più spazio per quella carità appena sperimentata. Qui sta l’errore: l’eccesso di perdono – grazia ricevuta – non può essere avocato a sé. L’ingiustizia che si crea merita un giudizio molto forte da parte del padrone e la conseguente consegna agli aguzzini. Signore, aiutaci a donare l’amore e il perdono ricevuti! Trasforma in carità condivisa la tua giustizia! Contempliamo questa parabola e chiediamo di fare grazia al fratello che incontreremo perché il Signore ci ha fatto grazia.

Preghiamo

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Dal Salmo 84 (85)

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