Venerdì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

1Tm 3, 14 – 4, 5; Sal 47 (48); Lc 21,34-38

Lo Spirito dice apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti ingannatori e a dottrine diaboliche, a causa dell’ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza: gente che vieta il matrimonio e impone di astenersi da alcuni cibi, che Dio ha creato perché i fedeli, e quanti conoscono la verità, li mangino rendendo grazie. Infatti ogni creazione di Dio è buona e nulla va rifiutato, se lo si prende con animo grato, perché esso viene reso santo dalla parola di Dio e dalla preghiera. (1Tm 4,1-4)

Le parole scritte da Paolo sono assai liberanti e definiscono l’ampiezza della libertà affidata a ciascun cristiano: seguire Gesù non determina limitazioni e rinunce, ma è l’occasione per vivere in modo pieno. La tentazione di pensare che per essere suoi discepoli sia necessario rifiutare il legame con le persone o il godimento dei beni della terra è sempre presente, tuttavia è del tutto contraria alla fede.
Se tutto ciò che è creato viene dal Signore rifiutarlo corrisponde ad allontanarsi dai suoi doni, al contrario ogni giorno è l’occasione opportuna per realizzare il legame con lui tramite un rapporto autentico con gli altri e con il creato.

Preghiamo

Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende
sino all’estremità della terra;
di giustizia è piena la tua destra.

Dal Salmo 47 (48)

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