Venerdì della II settimana di Avvento

Ez 7,1-14; Sal 105 (106); Ml 2,4-9; Mt 12,38-42

«Allora alcuni scribi e farisei gli dissero: “Maestro, da te vogliamo vedere un segno”». Mt 12,38

Troppe volte ci sbagliamo, pensando che la preghiera sia una richiesta fatta a Dio per facilitare il presente o per avere un minimo indizio che non faccia crollare la nostra fede vacillante. Quasi come se si sentisse la necessità di una riconferma per l’unica cosa che ci restituisce speranza. Il rivolgersi al Padre è un atto di fedeltà che non ha bisogno di essere seguito da una verifica perché il suo amore gratuito, che ci viene quotidianamente donato, non richiede pegni in cambio. Questo amore, che potrebbe sembrare quasi disinteressato, in realtà nasconde in sé la realtà più bella che si cela dietro a un legame: la certezza di esserci sempre, anche senza il bisogno di continue conferme.

Preghiamo

Salvaci, Signore Dio nostro,
radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo:
lodarti sarà la nostra gloria.
Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
da sempre e per sempre.

Sal 105(106)

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