At 9,26-30; Sal 21(22); Gv 6,44-51 «Io sono il pane vivo… il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». (Gv 6,51) Ieri abbiamo visto che Gesù è il Pastore; non è come il lupo che brama le pecore per quello che hanno da offrirgli e per sfruttarle. Gesù ha cura delle sue pecore al punto di diventare Agnello sacrificale che offre la propria carne. La sua carne diventa cibo per noi, sue pecore, perché la sua Vita diventi la nostra vita. Gesù non si accontenta di dare “qualcosa” a noi; egli consegna tutto se stesso a noi, tutto se stesso per noi. Questo mistero non è un quadro da osservare, un libro da leggere, una musica da sentire; è una vicenda in cui entrare. Il Padre ci attira in questa vicenda. Il Padre che ci ama e che ama suo Figlio sopra ogni cosa, ci attira verso questo Figlio. Dice a ciascuno di noi: «Guarda mio Figlio!». «E noi tutti a viso scoperto, riflettendo come in uno speccchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore» (2Cor 3,18). Preghiamo Io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene; annunceranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: «Ecco l’opera del Signore!». (dal Salmo 21)  [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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