At 14,1-7.21-27; Sal 144(145); 1Cor 15,29-34b; Gv 7,32-36 «… E dove sono io voi non potete venire». (Gv 7,32b-34) Le parole di Gesù unificano l’azione di farisei e sacerdoti, i quali se avessero potuto si sarebbero scannati a vicenda. Sacerdoti: sadducei, corrotti e compromessi con Roma, accettavano solo la Torah (Gen, Es, Lv Nm, Dt), non credevano nella resurrezione dei morti. Un dio sbiadito il loro, si accontentava di qualche sacrificio animale e restava, così, buono, tranquillo e innocuo. Gesù non ha molte diatribe con loro; fra tutte l’ultima, la definitiva prima del supplizio. Sembra considerarli proprio poco e compiangerli alquanto (Mc 12,18- 27). Tutt’altro coi farisei. Non si contano le situazioni in cui Gesù pronuncia invettive contro di loro, ne denuncia le ipocrisie, ne rivela il fallimento teologico (per esempio Mt 23). Chissà, forse su loro aveva aspettative maggiori. Dalle loro file sceglierà e chiamerà l’apostolo per antonomasia, Paolo. Gesù dice loro (e a noi quando ragioniamo come loro) che dove è lui non possono andare. Sono impegnati a servire Dio e non immaginano che in Gesù è lui che vuole servire loro. Impegnati a guadagnarsi la stima di Dio gli negano la propria. Preghiamo Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici, i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti. Se avessi fame a te non lo direi: mangerò forse la carne dei tori? Berrò forse il sangue dei capri? Offri a Dio come sacrificio la lode… (dal Salmo 49) [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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