At 13,13-42; Sal 88(89); Gv 7,14-24 «Chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero e in lui non c’è ingiustizia». (Gv 7,18b) Come mai Gesù conosce le scritture senza aver studiato? Essi ignorano che «il Verbo si è fatto carne» (Gv 1,14); se Gesù è la Parola, allora significa che la sua persona è tutto ciò che il Padre ha da dire di se stesso. Gesù non ha “studiato” le scritture, egli abita dentro loro; in esse si parla di lui (Lc 24,13-35). Anche oggi, studiare le scritture deve necessariamente portarci ad abitare in esse, con Gesù. Per i giudei il nazareno conosce le scritture ma trasgredisce la Legge, il Sabato. A loro viene risposto che questo comandamento viene interpretato e realizzato, affinché in esso veniamo “guariti interamente”. È proprio del Mistero avere una doppia lettura: agli occhi dei giudei Gesù crocifisso è un «maledetto… che pende dal legno» (Gal 3,13) agli occhi del Padre è il Glorificato, innalzato sulla croce, che attira a sé tutta la creazione (Gv 12,32). La Legge, il Sabato sono un macigno insopportabile per chi giudica Dio un padrone insopportabile. Diventano luogo del riposo, sabbatico, per chi viene a Gesù, per gli affaticati e oppressi, per chi si fida di lui (Mt 11,25-30). Preghiamo Egli mi invocherà: «Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza». (dal Salmo 88) [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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