At 13,44-52; Sal 41(42); Gv 7,25-31 «Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». (Gv 7,29) L’inizio di questo brano si collega al testo della visita di Gesù a Nazareth, riportato dai sinottici (Mc 6,1-5 e paralleli). In questi vangeli, pur compiendo miracoli e guarigioni, tiene fino all’ultimo nascosta la sua identità profonda. Nel vangelo di Giovanni appare, agli occhi avversari, urtante, presuntuoso e blasfemo tanto è esplicito sulla sua origine (Gv 10,33). Non c’è niente dell’immagine semi-angelica e un po’ effeminata di certi dipinti. Gesù è un provocatore che mette il dito nella piaga e non può non suscitare reazioni. Non è possibile addomesticarlo, ricondurlo ai nostri schemi; sfugge da tutte le parti e ci sfila di continuo le nostre maschere più riuscite. Tutto questo lo fa perché ci ama e perché solo la verità ci fa liberi. Come potrebbe essere ferma ed efficace la mano di un chirurgo ostaggio della propria sensibilità? Gesù non rimane bloccato dal timore di offenderci. Egli è venuto per rendere testimonianza alla verità e la sua compassione non ci risparmia i traumi propri di una nuova nascita. Ma così facendo egli realizza il Sabato di Dio e ci «guarisce interamente» (Gv 7,23). Preghiamo Manda la tua luce e la tua verità: siano esse a guidarmi, mi conducano alla tua santa montagna, alla tua dimora. (dal Salmo 41/42) [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]  

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