Domenica III di Pasqua At 6,1-7; Sal 134(135); Rm 10,11-15; Gv 10,11-18 «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore». (Gv 10,11) Gesù si presenta come il pastore buono o, più precisamente, bello. Giovanni perciò vuole evidenziare la bellezza più che la bontà di Gesù, per far percepire lo splendore della rivelazione di Dio che in Gesù si manifesta perché l’uomo ne resti affascinato. La fede, infatti, può nascere solo se l’uomo rimane rapito, conquistato dalla bellezza della rivelazione di Dio che in Gesù assume una meravigliosa trasparenza. In Gv 10,32 Gesù afferma: «Vi ho fatto vedere molte opere belle del Padre mio». La bellezza di Gesù pastore sta nel fatto che lui de pone la sua vita, cioè la espone, se ne priva liberamente, per le pecore. Egli lo afferma con insistenza incalzante per ben quattro volte (vv. 11.15.17.18), aggiungendo che la depone per riprenderla di nuovo. Ecco lo splendore della gloria di Dio che si manifesta in Gesù: è il dono della vita, che rende visibile nella storia l’amore di Dio. Questa è la bellezza che attrae e conduce alla fede. Preghiamo Lodate il nome del Signore, lodatelo servi del Signore, voi che state nella casa del Signore, negli atri della casa del nostro Dio. (dal Salmo 134)  [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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