Sabato della settimana della VI domenica dopo l’Epifania

Es 23, 20-33; Sal 98; Eb 1,13-2,4; Gv 14,1-6 

Il Signore disse a Mosè: «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, da’ ascolto alla sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui. Se tu dai ascolto alla sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari». (Es 23,20-22)

Le parole di Dio a Mosè si collocano in un momento in cui Mosè e il popolo stanno affrontando il deserto e sanno di poter incontrare popoli ostili, eppure la promessa di Dio è di guidarli e di affidarli ad un angelo che saprà custodirli e farli giungere alla salvezza. C’è una sola condizione: dare ascolto alla voce di quell’angelo che porta il nome di Dio. Non è un patto magico, che toglie libertà e responsabilità; è una promessa di vicinanza e di accompagnamento che chiede solo di essere ascoltata. Un patto certo, non facile perchè talora sembra andare contro le ragionevole via di salvezza, eppure Dio si gioca in quel patto e non viene meno.

Preghiamo col Salmo

Il Signore regna: tremino i popoli.
Siede in trono sui cherubini: si scuota la terra.
Grande è il Signore in Sion,
eccelso sopra tutti i popoli.

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