2Cr 30,1-5.10-13.15-23.26-27; Sal 20; Lc 12,13-21

 

“Il Signore che è buono liberi dalla colpa chiunque abbia il cuore disposto a cercare Dio…”. Il Signore esaudì Ezechia e risparmiò il popolo. (2Cr 30)

 

Grande il contrasto tra il comportamento del re Ezechia che riporta il popolo alla fedeltà e l’uomo della parabola di Gesù. Questi, infatti, sembra scaltro e lungimirante, ma è desolatamente solo. Nel suo ragionare non c’è posto né per un Dio da lodare e ringraziare per il benessere di cui gode, né tanto meno per altre persone con cui condividere le sue ricchezze. Questo uomo “invidiabile” in verità fa una grande tristezza. L’intervento di Dio, che lo minaccia di morte imminente, non vuole essere né punizione, né condanna, ma intende scuoterlo, richiamarlo al fatto che sta ingannando se stesso: vivere così è già condizione di morte. Inoltre l’amore non si vende e non si compra: soltanto si dona.

 

Preghiamo col Salmo

 

Beato chi cammina nella legge del Signore.

Signore, il re gioisce della tua potenza!

Quanto esulta della tua vittoria!

Hai esaudito il desiderio del suo cuore.

Non hai respinto la richiesta delle sue labbra.
 

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