DOMENICA 6 MARZO  –  IV DI QUARESIMA

 

Es 17,1-11; Sal 35 (36); 1Ts 5,1-11; Gv 9,1-38b

 

 

I suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché si nato cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio”. Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?”. E lo cacciarono fuori. (Gv 9,2-3.34)

 

 

Nella mentalità ebraica, al tempo di Gesù, era fortissimo il rapporto tra malattia e peccato. Un malato grave era, di conseguenza, anche un gran peccatore; la malattia era la punizione di Dio per i peccati commessi. I malati venivano allontanati, perché considerati impuri, e non si doveva avere nessun contatto con loro.

In Albania, dove mi trovo, c’è ancora l’usanza di nascondere gli ammalati, di chiuderli in casa, di tenerli lontani dalla gente. Nelle città, questa mentalità è stata “scalfita”, ma nei villaggi e nelle montagne è ancora ben radicata.

Gesù non è d’accordo con tutto questo. Lui s’avvicina agli ammalati, che hanno un bisogno estremo d’amore, hanno bisogno di una parola, di un gesto d’affetto, e sanno ricambiare come nessun altro.

 

 

Preghiamo

 

Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l’anima mia.

 

(Salmo 23)

 

 

IMPEGNO SETTIMANALE

 

Dona attenzione, affetto, tempo ad un malato. Hai solo da stupirti per quanto amore saprà donarti Dio attraverso di lui.

 

 

[da: La Parola ogni giorno. Dio non ha creato la morte, Quaresima 2016, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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