Gen 13,1b-11; Sal 118 (119), 33-40; Pr 5,15-23; Mt 5,31-37

 

Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno. (Mt 5,34-37)

 

 

Gesù ci fa entrare nella misericordiosa conoscenza che egli ha del Padre e dei suoi desideri: il rapporto che il Signore ha con noi è un rapporto senza limiti, un amore che non si ferma neppure di fronte al peccato e alla morte. Per questo anche il giuramento è superfluo; il Signore chiede che ogni nostra parola sia vera, che la nostra relazione con l’altro sia sincera, rispettosa e onesta. Il Signore ci chiede di misurare le nostre parole sulle sue parole, i nostri pensieri sui suoi pensieri, i nostri affetti sui suoi affetti. Il Signore chiede che le nostre parole esprimano con sincerità le convinzioni del cuore. Ci sembra impossibile? Lo è per noi ma non per Dio. È lui che ci attira con il suo amore perfetto per trasformare ciò che c’è di impuro in noi in qualcosa di meraviglioso per Lui.

 

 

Preghiamo

 

Insegnami Signore la via dei tuoi decreti

E la custodirò sino alla fine

Dammi intelligenza perché io custodisca la tua legge

E la osservi con tutto il cuore

Guidami sul sentiero dei tuoi comandi

Perché in essi è la mia felicità

 

Salmo 118 (119)

 

 

[da: La Parola ogni giorno. Dio non ha creato la morte, Quaresima 2016, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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