VENERDì 8 APRILE

 

 

At 4,23-31 / Sal 2; Gv 3,22-30

 

«Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena». (Gv 3,29)

 

 

Chi non vuole trovare il segreto di una gioia “piena”, cioè grande, indistruttibile? Giovanni Battista pare l’abbia trovata. Dove sta? Sta nella capacità di gioire della gioia di un altro. Di Gesù stesso. In genere siamo convinti che ciò che ci rende felici è qualcosa che riusciamo ad ottenere noi, qualcosa che ci viene donato, qualcosa che va bene a noi. A volte il confine tra la gioia e l’egoismo è molto sottile. L’atteggiamento di forte competitività che spesso regola le nostre attività ci porta a provare una certa soddisfazione quando l’altro, considerato come un rivale, non raggiunge l’obiettivo, non ottiene ciò che sperava. Senza arrivare a gioire degli insuccessi altrui occorre però chiedersi quanto so gioire delle gioie dell’altro. Questo esercizio potrebbe liberarci da molte invidie, da molte gelosie, da molti risentimenti ed anche da qualche mal di stomaco.

Giovanni non considera Gesù un rivale, il cui ministero sta in alternativa al suo. Guarda a Gesù come a colui che realizza quanto ha annunciato. Giovanni è un uomo veramente libero e per questo la sua gioia è piena.

 

 

Preghiamo

 

Donaci Signore la grazia

di gustare le gioie dei nostri fratelli,

insegnaci a vincere ogni sentimento di gelosia ed invidia.

Fa’ di noi uomini liberi,

capaci di costruire legami sinceri.

 

 

[da: La Parola ogni giorno. La sapienza è uno spirito che ama l’uomo, Pasqua 2016, Centro Ambrosiano, Milano]

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