MERCOLEDì 11 MAGGIO
 

 

Ct 1,5-6b.7-8b / Sal 22 (23); Ef 2,1-10;  Gv 15,12-17

 

«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga». (Gv 15,16)

 

Ci capita di pensare che la fede sia una nostra scelta e, sotto sotto, un nostro merito. Siamo “bravi” a credere. Con un po’ di orgoglio, o forse un di presunzione, riteniamo di “aver sposato la causa” e di esserne i sostenitori. In realtà ci sbagliamo: è il Signore ad aver scelto noi. Questo cambia radicalmente la prospettiva. Innanzitutto dovremmo cogliere la portata esagerata dell’affermazione: il Dio onnipotente e creatore sceglie me, te, colui che mi sta accanto. Questo significa che di noi il Signore ha stima e in noi pone la sua fiducia. Questo significa che anche la persona che incontro è stata scelta da Dio perché da lui amata e, quindi, anche per me deve essere degna di rispetto e di attenzione.

Questa scelta, libera e gratuita, diventa una responsabilità: il Signore affida alle nostre vite il compito di essere feconde nel mondo e di portarvi i frutti della sua misericordia. Non frutti effimeri, di moda o passeggeri, ma frutti capaci di durare e di segnare in positivo le vicende della storia.

 

Preghiamo

 

Ti rendiamo grazie, o Signore,

perché nel disegno mirabile del tuo amore

ci hai scelti come tuoi amici e collaboratori.

Rendici degni di questa chiamata.

 


 

[da: La Parola ogni giorno. La sapienza è uno spirito che ama l’uomo, Pasqua 2016, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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