VII giorno dell’ottava di Natale

 

Mi 5,2-4a; Sal 95 (96); Gal 1,1-5; Lc 2,33-35

 

 

«E anche a te una spada trafiggerà l’anima, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».           (Lc 2,33)

 

 

Il cantico di Simeone provoca inevitabilmente una reazione di meraviglia nei genitori. Essi fanno una progressiva scoperta del figlio, che li riempie di gioia, ma anche di sorpresa. Questo cantico è seguito da una profezia rivolta alla madre. Per Luca essa ha un compito particolare da assolvere accanto al figlio nel piano della salvezza. Per la prima volta viene segnalato il duro cammino che il Salvatore dovrà percorrere. Egli sarà un segno di contraddizione; la madre sarà trapassata da una spada. In mezzo alla sua gente Gesù sarà una pietra di scandalo per alcuni e una pietra di fondamento per risorgere a nuova vita per altri. La spada che trafigge l’anima di Maria indica i contrasti cui andrà soggetto il figlio, ma soprattutto la sua morte in croce. La spada che si abbatterà sul Cristo ferirà mortalmente anche la madre. Si tratta di una stessa passione, sopportata simultaneamente, ciascuno per la sua parte, dal figlio e dalla madre. La missione di Maria, cominciata nella gioia e nell’esultanza, si va coprendo di ombre, che si infittiranno sempre di più fino al Calvario.

 

Preghiamo

 

Signore, a te grido, accorri in mio aiuto;

porgi l’orecchi alla mia voce quando t’invoco.      

    (Sal 140,1)

 

 

[da: “La Parola ogni giorno. Io spero nel Signore. Avvento e Natale 2015”, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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