Ez 18,1-9; Sal 78 (79); Os 2,16-19; Mt 21,10-17

 

«Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore».           (Os 2,16)

 

È molto bella l’immagine nuziale che il profeta Osea usa per spiegare che il Signore non vuole un popolo che stia al suo servizio come un semplice esecutore di comandi ma sia una comunità, una famiglia dove regna l’amore. Il popolo di Dio è la sua sposa, e come tale deve sentire propri i desideri dello sposo, conoscendoli nella profonda intimità sponsale.

Ogni esperienza di conversione si basa sempre sull’iniziativa di Dio; l’uomo è tuttavia libero di rispondere o di non rispondere. La grande svolta della vita dei credenti è determinata dalla qualità dell’ascolto della Parola. Essa non va udita solo con le orecchie, ma ascoltata con il cuore, come nel silenzio del deserto. Da questo ascolto c’è il passaggio: dal servo che esegue meccanicamente i comandi del padrone, alla sposa che sente come suoi tutti i desideri e i progetti dello sposo. Possiamo chiederci, allora, in che misura il nostro ascolto della Parola di Dio è fatto con il cuore? Da questo ascolto dipende la qualità della nostra esperienza di conversione e la qualità del nostro amore per Dio.

 

Preghiera

 

Io l’attirerò a me,

la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore, dice il Signore.

E canterai come nei giorni della tua giovinezza,

tu non sarai l’abbandonata, ma sarai mia per sempre.     

          (D. Machetta)

 

[da: “La Parola ogni giorno. Io spero nel Signore. Avvento e Natale 2015”, Centro Ambrosiano, Milano]

 

 

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