1Sam 24,2-13.17-23; Sal 56; Lc 10,25-37

 

  «Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui». (Lc 10,31-34)

 

I Padri della Chiesa leggono nell’icona del buon samaritano la figura di Gesù chino sull’umanità sofferente per riversarvi misericordia e salvezza. I grandi testimoni della carità riconoscono nelle piaghe dell’uomo quelle stesse del Cristo nella passione. Nel patire e nel compatire, nella sofferenza e nella gratuità dell’amore si fa presente il Signore Gesù: l’Uomo per eccellenza che ha amato e sofferto. E sofferenza e amore domandano e donano prossimità.

È il sogno di Dio: “che siano una sola cosa”. Ma c’è l’altra triste via: chi vede e passa oltre. Ci si allontana, vuoti e soli, autoescludendosi dal sogno di Dio. Chiudendo la porta del cuore al fratello, la si chiude anche a Colui che vorrebbe in tutti trovare dimora e suscitare comunione.

 

Preghiamo col Salmo

 

Invocherò Dio, l’Altissimo,

Dio che fa tutto per me.

Mandi dal cielo a salvarmi,

confonda chi vuole inghiottirmi;

Dio mandi il suo amore e la sua fedeltà.

 

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