Ez 13,1-10; Sal 5; Sof 3,9-13; Mt 17,10-13

 

«Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero. Confiderà nel nome del Signore il resto di Israele».     (Sof 3,12)

 

In questa attesa della venuta del Signore ciò che più importa è un atteggiamento interiore di grande umiltà. Umile è colui che conosce la propria realtà di fragilità e debolezza, dunque sa di avere un immenso bisogno che sia il Signore a salvarlo. L’orgoglio è come un masso che blocca il passaggio all’onda che salva; l’umiltà è anzitutto fare la verità dentro di noi e aprirci alla verità di Dio.

Proviamo a riflettere per vedere ciò che ci separa con orgoglio dagli altri. Come avere la grazia per sentirci solidale con tutti i problemi del mondo? Se saremo capaci di umiltà, distacco, accoglienza del diverso, accoglienza anche di Dio che ci chiede di dimenticarci, di prendere coscienza della nostra povertà, allora potremo dire che siamo più simili a Gesù, che non solo è vissuto da povero, ma ha preso su di sé le sofferenze dei poveri umiliando se stesso “facendosi obbediente fino alla morte di croce”.

 

 

Preghiamo

 

Io, invece, per il tuo grande amore,

entro nella tua casa;

mi prostro verso il tuo tempio santo nel tuo timore.

Guidami, Signore, nella tua giustizia;

a causa dei miei nemici;

spiana davanti a me la tua strada.     

    (Sal 5,8-9)

 

 

[da: “La Parola ogni giorno. Io spero nel Signore. Avvento e Natale 2015”, Centro Ambrosiano, Milano]

 

 

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